Auricchio contesta criteri altimetrici e riparti finanziari, Appennini esclusi da risorse, richieste misure fiscali e riequilibrio territoriale
Il presidente delle Aree Interne del Cilento, Girolamo Auricchio, vicesindaco di Roccadaspide, ha diffuso un dossier sulla Legge sulla Montagna e sulla distribuzione delle risorse tra Nord e Sud. Il documento mette a confronto dati, norme e scelte di governo, sostenendo che i criteri adottati e i finanziamenti previsti finiscano per favorire le aree alpine e penalizzare gli Appennini, in particolare nel Mezzogiorno.
Il quadro di partenza riguarda la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) 2021-2027. In Campania le Aree Interne sono sette: Alta Irpinia, Cilento Interno, Tammaro-Titerno, Vallo di Diano, Alto Matese, Fortore Beneventano e Sele Tanagro. Coinvolgono 93 comuni e oltre 800mila cittadini e hanno l’obiettivo di contrastare spopolamento e marginalizzazione. A livello nazionale, ricorda Auricchio, i comuni inseriti sono passati da 72 a 128 “senza aumentare concretamente i fondi”.
Cilento
Per il Cilento Interno, la dotazione 2021-2027 è di 15 milioni di euro per sei anni. Ripartita tra 29 comuni, equivale a circa 517mila euro a comune, che diventano poco più di 86mila euro l’anno se ulteriormente suddivisi. Da qui la domanda posta nel dossier: “Come è possibile pensare che questi comuni, con 86mila € all’anno, possono migliorare i servizi erogati e sostenere lo sviluppo locale?”. La conclusione è che l’insufficienza delle risorse rende irrealistico l’obiettivo di contrastare lo spopolamento.
Nel documento vengono riconosciuti alcuni interventi regionali ritenuti positivi: il “Piano Strade” da 60 milioni di euro per la rete viaria dei 29 comuni dell’Area e l’accordo con Asl Salerno e Regione Campania che ha portato all’apertura delle “Botteghe della Comunità”, presìdi di sanità di prossimità nei piccoli borghi. Sul punto viene riportato che il progetto, “adottato come modello di Sanità di prossimità in tutta Italia”, ha ricevuto riconoscimenti nazionali al direttore generale Asl Salerno, Gennaro Sosto.
Il dossier contesta poi il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne approvato il 9 aprile, proposto dal ministro Foti e sostenuto dal ministro Calderoli. Secondo Auricchio, il Piano “penalizza fortemente gli Appennini e in particolare il Sud Italia” e contiene un passaggio che definisce “inaccettabile”: “Molti piccoli comuni si trovano di fronte ad uno spopolamento irreversibile e, pertanto, gli stessi dovranno essere accompagnati al declino”. Nel testo sono citati esempi di centri del Cilento Interno come Piaggine, Aquara, Valle dell’Angelo, Magliano Vetere, Monteforte Cilento, Sacco, Laurino, Controne e Stio.
In “sintesi”, scrive Auricchio, mentre si aumentano i comuni inseriti nelle Aree Interne senza incrementare i fondi, si afferma che tali realtà “devono essere accompagnate ad un dignitoso declino”. Da qui la critica all’assenza di iniziative dei parlamentari del Sud e il richiamo a proposte avanzate dall’Area Cilento Interno: l’istituzione di una fiscalità di vantaggio per attrarre investimenti e sostenere le attività locali; l’estensione ai pensionati che rientrano nelle Aree Interne degli stessi benefici fiscali oggi previsti per chi si trasferisce all’estero; la disponibilità ad accogliere nuclei familiari in caso di emergenze, come nel caso del bradisismo dei Campi Flegrei, chiedendo perché non si considerino anche le Aree Interne campane per politiche di riequilibrio demografico.
Il cuore del dossier è dedicato alla nuova Legge sulla Montagna, approvata nel 2025. Auricchio riferisce che l’istruttoria tecnica è stata condotta dal Dipartimento Affari Regionali con sei esperti designati da Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Veneto, Piemonte e Lombardia, “e, non a caso forse, nessun rappresentante delle regioni del Sud”. La norma prevede l’accesso ai finanziamenti in base a “parametri altimetrici e della pendenza”, criterio che, secondo il documento, favorisce le Alpi rispetto agli Appennini. L’effetto stimato è la riduzione dei comuni “montani” da 4.201 a 2.844, con 1.357 esclusioni, “in gran parte” negli Appennini e nel Sud; in Campania, si legge, circa 120 comuni perderebbero i benefici.
La legge, osserva Auricchio, dichiara di voler contrastare spopolamento e disuguaglianze con fondi, agevolazioni fiscali, sgravi e crediti d’imposta, incentivi per prima casa, natalità, professionisti, medici e insegnanti, digitalizzazione e servizi. Tuttavia, con una dotazione di 200 milioni di euro l’anno nel triennio 2025-2027, tali misure “andrebbero a sostenere solo i territori montani e quindi quelli del Nord”, mentre molti comuni appenninici “pur avendo una fortissima vocazione montana” ne resterebbero esclusi. Viene citato il rischio di “continuare a costruire barriere e divisioni tra i territori ‘diversamente’ montani”.
Tra gli esempi riportati figurano Pinzolo-Madonna di Campiglio, Cortina d’Ampezzo e Livigno, località turistiche descritte come non interessate dallo spopolamento e caratterizzate da crescita demografica e saldo migratorio positivo. Nel testo si ricorda che Livigno è zona extra-doganale e gode di esenzioni fiscali, mentre “i comuni della nostra Area Interna” non avrebbero accesso alle stesse misure.
Un’ulteriore sezione riguarda le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Il dossier ricostruisce l’evoluzione dei costi: dal dossier di candidatura (1 miliardo e 362 milioni, con copertura in gran parte del Comitato Olimpico Internazionale) all’emendamento alla legge di stabilità 2019 che ha posto a carico dello Stato 1 miliardo di euro, fino alle successive decisioni. Viene citata una dichiarazione del novembre 2020 dell’allora ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli: “Faremo compiere un salto di qualità infrastrutturale a una delle aree più sviluppate del Paese”. Secondo i dati riportati, la spesa complessiva a carico dello Stato ammonta a 4.018.368.115,67 euro, con 98 opere previste, 42 da completare prima dei Giochi e 56 dopo, “focalizzandosi su infrastrutture non sportive”. Il documento sottolinea inoltre che le opere del DPCM dell’8 settembre 2023 “non sono assoggettate alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica”, a differenza di quanto avviene in molte aree del Sud, dove sono richiesti pareri anche per interventi minori.
La tesi conclusiva è che la politica nazionale continui a considerare la montagna come “un’altitudine e non una condizione sociale e territoriale”, con un effetto di vantaggio per il Nord e di marginalizzazione per il Sud. “E mentre comuni del Nord ricchissimi continuano a svilupparsi, il Sud continua a morire”, si legge nel dossier, che invita a riconsiderare le Aree Interne meridionali come una risorsa.
Auricchio chiede che il dibattito entri nell’agenda pubblica, indicando la necessità di rivedere criteri e riparti della Legge sulla Montagna e di adottare strumenti fiscali e di sviluppo mirati per i territori appenninici. L’obiettivo dichiarato è evitare che politiche nazionali e investimenti infrastrutturali consolidino, anziché ridurre, le disuguaglianze territoriali.

