Invitato solo Ubaldo Serra a una riunione di maggioranza, esclusi gli altri riferimenti del gruppo indipendente: riaffiorano fratture, manovre e vecchi equilibri di potere
Ad Agropoli torna a pesare una logica politica che sembra attraversare amministrazioni passate e presente: dividere per governare, isolare per indebolire, trattare con uno per mettere all’angolo gli altri. Ed è in questo schema che si inseriscono le ultime indiscrezioni che arrivano dal fronte della maggioranza guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi.
A fotografare il momento sarebbe una recente riunione di maggioranza alla quale, secondo quanto trapela, sarebbe stato invitato soltanto Ubaldo Serra, lasciando fuori gli altri esponenti del gruppo indipendente di maggioranza “Agropoli oltre Agropoli”. Un segnale politico tutt’altro che banale, che rafforza l’idea di un gruppo ormai finito nel mirino e considerato scomodo dopo le tensioni degli ultimi mesi.
L’esclusione del resto del gruppo viene letta da molti come una sorta di messa ai margini politica, quasi una condanna a un purgatorio amministrativo dopo quello che, nei fatti, viene vissuto come un affronto interno agli equilibri della maggioranza. Eppure, secondo alcune voci, resterebbero ancora punti di contatto tra Mimmo Gorga, ritenuto da molti il vero regista delle dinamiche politiche cittadine, e almeno uno dei consiglieri dell’area oggi in difficoltà.
Il quadro, in realtà, non sorprende chi segue da vicino la politica agropolese. Ogni volta che, all’interno della maggioranza, si sono affacciati gruppi di consiglieri intenzionati a contarsi o a rivendicare un proprio peso specifico, la risposta sarebbe stata quasi sempre la stessa: individuare l’anello debole, aprire una crepa, separare gli interessi e disinnescare l’alleanza.
È ciò che sarebbe accaduto anche dopo le elezioni regionali, quando all’interno della maggioranza si era consolidato un asse tra Gennaro Russo, il presidente del Consiglio comunale Franco Di Biasi e Ubaldo Serra, quest’ultimo subentrato in Consiglio dopo la nomina ad assessora di Elvira Serra, alla quale è legato anche da vincoli familiari. Un gruppo politico che aveva trovato in Francesco Barone il proprio portavoce e punto di equilibrio.
Barone, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di Agropoli Cilento Servizi, avrebbe rappresentato il collante di un’intesa che, almeno in una prima fase, sembrava poter reggere. Attorno a quel perimetro si sarebbe poi mosso anche l’imprenditore locale Cerruti, pur da esterno, alla luce dei colloqui avuti con il sindaco in una fase particolarmente delicata.
Ma quei tentativi di tenere insieme il gruppo, a quanto pare, non sarebbero bastati. Gli incontri con il sindaco sarebbero stati tesi, segnati dalla necessità di salvare il salvabile in un’alleanza durata pochissimo, “da Natale a Santo Stefano”, e logorata da una sequenza di errori politici che ne avrebbe compromesso la credibilità sia agli occhi della maggioranza sia di una parte della città.
L’ultimo elemento di frizione sarebbe rappresentato dal rientro, seppur in forma ridimensionata, nell’alveo di un’amministrazione che appare intenzionata a restare compatta fino alla fine del mandato, anche a costo di sacrificare vecchi rapporti, nuovi equilibri e ambizioni interne. In questo scenario, più che una ricucitura politica, sembra emergere una strategia di sopravvivenza, dove il consenso interno si misura ormai non sulla forza dei gruppi, ma sulla loro capacità di non disturbare il manovratore.
È questa, probabilmente, la vera fotografia del momento politico agropolese: una maggioranza che non cerca più sintesi, ma controllo; non valorizza le differenze, ma le neutralizza. E quando in politica si preferisce dividere anziché governare davvero, il prezzo prima o poi lo paga sempre la città.
