Via libera in Consiglio al regolamento per il benessere animale, lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione, volontari chiedono ora un rifugio locale
Al punto 9 dell’ordine del giorno del Consiglio comunale tenutosi ieri ad Agropoli è stata approvata l’adozione del regolamento per il benessere degli animali d’affezione, un passaggio che segna un momento importante per la città e che viene già indicato come una vera svolta sul piano normativo.
Il regolamento è stato portato all’attenzione dell’apposita commissione dall’assessora Elvira Serra, dando vita a un confronto ampio e condiviso con i componenti, inclusi i membri dell’opposizione. Un lavoro corale che ha posto al centro la tutela degli animali e una nuova sensibilità amministrativa verso quelli che vengono definiti, non a caso, “gli amici dell’uomo”. Votato all’unanimità dal Consiglio comunale, visto il lavoro corale all’interno dell’apposita commissione.
Ma se l’approvazione rappresenta un punto di partenza, il dibattito politico e sociale si sposta già sul passo successivo, considerato decisivo: la realizzazione di un canile territoriale a misura di cane.
Dal mondo del volontariato arriva un riconoscimento pubblico per il lavoro svolto: oltre all’assessora Serra, vengono citati il consigliere Raffaele Pesce e Massimo La Porta. “Finalmente Agropoli ha fatto un grande passo avanti – sottolineano – con un regolamento a tutela degli animali”.
Ma è proprio dalle parole di La Porta che emerge il nodo centrale: da anni si sostiene che i circa 150mila euro annui destinati al servizio possano e debbano essere investiti sul territorio per realizzare un rifugio locale. Una struttura che, secondo associazioni e volontari, rappresenterebbe una conquista dopo anni di battaglie.
Attualmente, infatti, i cani randagi del territorio vengono custoditi in un canile convenzionato fuori città. Nei giorni scorsi una delegazione composta dall’assessora Serra, dal consigliere Pesce e dal comandante della polizia locale Sergio Cauceglia ha visitato il canile di Acerra per verificare le condizioni degli animali.
L’esito del sopralluogo ha confermato che i cani sono tenuti in buone condizioni. Tuttavia, resta una riflessione che pesa nel dibattito: “anche se stanno bene, sono pur sempre in carcere”.
Una frase che sintetizza il punto critico della questione e che rilancia una sfida politica chiara: trasformare un servizio necessario in un modello più vicino al territorio, capace di coniugare tutela, dignità animale e partecipazione della comunità. Da sempre Raffaele Pesce amante dei cani ha posto sul tavolo del confronto l’apertura di un canile, prima unionale ed ora territoriale.




