Ora spetta al sindaco Roberto Mutalipassi dare senso politico alle nove firme che di fatto decretano un diverso assetto in maggioranza
Il Consiglio comunale del 21 aprile ad Agropoli non è stato un semplice passaggio istituzionale, ma un vero spartiacque politico. Dopo tre anni e mezzo costellati di equilibri precari, tensioni mai del tutto sopite e improvvisi cambi di rotta, la maggioranza arriva al punto di rottura più evidente.
A certificare la frattura è un documento sottoscritto da nove consiglieri di maggioranza — Francesco Crispino, Pietro Paolo Marciano, Rosario Bruno, Alessia Astone, Maurizio Abagnala, Giancarlo Santangelo, Bruno Bufano, Mario Pesca e Gerardo Santosuosso — che, al punto A, non lasciano spazio a interpretazioni: viene chiesto ai consiglieri e al portavoce del gruppo “Agropoli oltre Agropoli” di rassegnare le dimissioni dagli incarichi ottenuti proprio grazie alla partecipazione all’azione di governo.
Un atto politico pesante, che va ben oltre la semplice presa di distanza. È una sfiducia formale, nero su bianco, che sancisce la fine di un’esperienza consiliare e, di fatto, decreta l’isolamento di chi fino a ieri era parte integrante della maggioranza.
Il destino di Gennaro Russo e Franco Di Biasi appare ormai segnato: pronti a traslocare tra i banchi dell’opposizione, ma con una porta che, come spesso accade nella politica locale, potrebbe riaprirsi all’occorrenza. Perché in aula i numeri contano, e la coerenza — troppo spesso — passa in secondo piano quando servono voti.
Diverso, almeno per ora, il caso di Francesco Barone. Il vicepresidente della partecipata resta al suo posto, senza che alcuna dimissione sia stata formalizzata. Una posizione che rischia di trasformarsi in un nodo politico difficile da sciogliere: perché se la linea è quella della rottura totale, allora ogni eccezione pesa come un macigno.
A questo punto la palla passa al sindaco Roberto Mutalipassi, chiamato a dare un significato politico a quelle nove firme. Non è più tempo di mediazioni silenziose o equilibri di facciata: o si riconosce il peso di chi ha sottoscritto il documento, oppure si apre una nuova fase di incertezza, dove tutto può essere rimesso in discussione.
La sensazione, però, è che la corda sia stata tirata fin troppo. E quando si spezza, non sempre si può riannodare. Ad Agropoli, più che una crisi, siamo davanti a una resa dei conti destinata a lasciare segni profondi.


