La Cassazione conferma la pena per un 45enne, l’anziana credeva di firmare un prestito ma era un preliminare di vendita
Una storia di fiducia tradita, fragilità sociale e inganno si chiude con una condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la pena a 1 anno e 6 mesi di reclusione per un 45enne di Pagani, accusato di aver truffato una donna di 72 anni inducendola, con artifici e raggiri, a mettere in vendita la propria abitazione.
I fatti risalgono al 2018 e si sono verificati a Sant’Egidio del Monte Albino. La vittima, in una fase di particolare difficoltà economica e personale, aveva bisogno di circa 9.000 euro per sostenere alcune spese mediche urgenti. Si era quindi rivolta all’uomo, una persona di cui si fidava per precedenti rapporti di lavoro e amicizia.
Secondo quanto ricostruito, il 45enne l’avrebbe convinta a richiedere un finanziamento. L’avrebbe poi accompagnata in un’agenzia di pratiche notarili, facendole credere di dover firmare un prestito da 30.000 euro con l’abitazione posta a garanzia. In realtà, la donna stava sottoscrivendo un contratto preliminare di compravendita.
La scoperta è arrivata solo successivamente, quando l’anziana ha analizzato i documenti firmati. L’immobile e il terreno circostante erano stati impegnati per appena 70.000 euro, a fronte di una stima reale di mercato di circa 290.000 euro.
Nel contratto era prevista anche una clausola particolarmente penalizzante: per recedere entro cinque mesi, la donna avrebbe dovuto versare 60.000 euro, pari al doppio della caparra ricevuta. In caso contrario, sarebbe stata obbligata a procedere con il rogito definitivo, perdendo la proprietà per una cifra nettamente inferiore al valore reale.
L’accusa iniziale era di circonvenzione di incapace, ma il Tribunale di Nocera Inferiore ha riqualificato il reato in truffa. Una decisione ora confermata dalla Suprema Corte. I giudici hanno sottolineato l’abuso della fiducia riposta dalla vittima nell’imputato e l’utilizzo di tecnicismi contrattuali complessi per nascondere la reale natura dell’atto.
Nelle motivazioni, la condotta è stata definita “odiosa e fraudolenta”. Una formula dura, ma perfettamente aderente a una vicenda in cui il raggiro non ha colpito soltanto il patrimonio di una persona fragile, ma anche il suo punto più sicuro: la casa.


