Intervento riuscito per il paziente zero, il servizio domiciliare ha evitato lunghi viaggi verso Eboli e migliorato la qualità delle cure
La dialisi a domicilio lo ha accompagnato fino alla chiamata più attesa: quella per il trapianto di rene. È una storia di sanità di prossimità e innovazione quella che arriva dall’Asl Salerno, dove il primo paziente ad aver sperimentato l’emodialisi domiciliare ha potuto affrontare il percorso terapeutico direttamente da casa, fino all’intervento concluso con esito positivo.
Il paziente, indicato con le iniziali A.T., residente a Sant’Angelo a Fasanella, nelle aree interne del Salernitano, era stato il cosiddetto “paziente zero” del servizio attivato lo scorso anno dall’Asl Salerno. Per lui raggiungere tre volte a settimana la UOC di Nefrologia-Emodialisi dell’ospedale di Eboli avrebbe significato affrontare viaggi lunghi e faticosi, superiori a un’ora di auto, lungo strade non sempre agevoli e in condizioni fisiche già compromesse.
La telefonata tanto attesa è arrivata la scorsa settimana. L’uomo è stato sottoposto al trapianto di rene, l’intervento è riuscito e l’organo ha iniziato subito a funzionare. Ora potrà gradualmente tornare a una vita normale.
Il progetto di emodialisi domiciliare, coordinato dalla UOC di Nefrologia di Eboli diretta dal dottor Giuseppe Gigliotti, rientra nella visione della casa come primo luogo di cura. L’Asl Salerno, guidata dal direttore generale Gennaro Sosto, ha puntato sul cosiddetto “rene artificiale domiciliare” per migliorare la qualità della vita dei pazienti dializzati, soprattutto di quelli residenti lontano dai centri ospedalieri.
“Portiamo le procedure direttamente a casa del paziente. L’Azienda sta investendo molto su tecnologie in grado di migliorare la vita delle persone, soprattutto quelle che si sottopongono settimanalmente a procedure intense e faticose”, ha dichiarato Sosto.
L’emodialisi è una procedura che consente di filtrare il sangue attraverso un macchinario, sostituendo la funzione dei reni quando questi non riescono più a svolgerla efficacemente. Normalmente richiede tre sedute settimanali in strutture dedicate, ciascuna della durata di quattro o cinque ore.
Il servizio attivato dall’Asl Salerno può attualmente coprire fino a un massimo di 20 pazienti. Come spiegato dal dottor Gigliotti, si tratta di una prestazione non compresa nei LEA, realizzata grazie a un finanziamento strutturale attinto dai fondi PNRR.
La vicenda del primo paziente rappresenta un segnale concreto: la telemedicina, quando è organizzata e sostenuta da risorse adeguate, può ridurre le distanze, alleggerire il peso delle cure e garantire maggiore equità anche a chi vive nelle aree interne. Resta ora la sfida più importante: ampliare il servizio, perché un modello che funziona non può restare un’eccezione per pochi.


