La sentenza chiude una lunga stagione iniziata nel 1977 con la mobilitazione popolare per l’acqua del Gelbison
Novi Velia perde definitivamente la propria autonomia idrica. Con la sentenza n. R.G. 8/2025, il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha confermato il subentro della società Consac Gestioni Idriche S.p.A. nella gestione delle reti e degli impianti comunali.
Una decisione che, per il paese ai piedi del Monte Gelbison, non rappresenta soltanto un passaggio amministrativo, ma la chiusura di una lunga stagione identitaria. Per decenni, infatti, la gestione diretta dell’acqua è stata considerata un simbolo di autonomia, radicato nella memoria collettiva della comunità.
La vicenda affonda le sue radici nell’agosto del 1977, quando la popolazione di Novi Velia si mobilitò per difendere le sorgenti del Gelbison e rivendicare il diritto alla gestione diretta della risorsa idrica. Per 19 giorni i cittadini occuparono la sede municipale, fino alle dimissioni dell’intera amministrazione comunale il 19 agosto dello stesso anno.
Da quella protesta nacque il movimento “Maria Cristina per la libertà”, che scelse come simbolo la campana del seminario e che, negli anni successivi, avrebbe guidato politicamente il paese per circa vent’anni. L’autonomia idrica divenne così un tratto distintivo della storia amministrativa e civile di Novi Velia.
Al centro del contenzioso vi era la cosiddetta clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 147 del decreto legislativo 152/2006, che consente in alcuni casi ai comuni montani o con gestioni considerate virtuose di mantenere una propria autonomia. Tuttavia, secondo il quadro normativo richiamato dalla sentenza, le gestioni per le quali l’ente d’ambito non si sia espresso entro il primo luglio 2022 devono confluire nel gestore unico.
Il Comune di Novi Velia aveva chiesto di beneficiare di tale regime, ma l’istanza non è stata accolta. Per i giudici ha pesato anche la mancata impugnazione, nei tempi previsti, della delibera ATO Sele n. 3 del 2011, con la quale Consac era già stata individuata come gestore unico dell’area del Parco del Cilento. Ogni contestazione successiva è stata quindi ritenuta tardiva.
Nelle motivazioni, il Tribunale ha sottolineato anche un altro elemento: Consac era già presente nella gestione di segmenti del servizio, in particolare fognatura e depurazione, affidati dalla stessa amministrazione comunale. Una circostanza che, secondo i giudici, rendeva già disponibile il quadro tecnico e documentale necessario per il subentro nell’intero ciclo idrico.
Il trasferimento delle infrastrutture, comprese reti e impianti di captazione, è stato inoltre qualificato non come un nuovo provvedimento politico-amministrativo, ma come un atto dovuto in esecuzione di obblighi di legge e accordi ormai consolidati.
Respinte anche le contestazioni relative alla Conferenza di Servizi del luglio 2024. Per il TSAP, quei verbali non hanno avuto natura decisionale, ma hanno rappresentato uno strumento di semplificazione procedurale per accompagnare tecnicamente il passaggio di consegne.
La sentenza condanna il Comune anche al pagamento delle spese legali, pari complessivamente a 5.000 euro tra EIC e Regione Campania.
Si chiude così una pagina lunga quasi mezzo secolo. L’acqua del Gelbison, un tempo simbolo di una battaglia popolare contro i consorzi e per l’autogestione, entra definitivamente nel sistema della gestione integrata. Per Novi Velia il subentro di Consac, inizialmente fissato al 15 settembre 2024, diventa ora un obbligo definitivo.
La lettura politica e civile è inevitabile: non sempre le battaglie identitarie sopravvivono alla forza delle norme, soprattutto quando negli anni si accumulano atti non contestati e scadenze mancate. Resta, però, il peso di una memoria collettiva che per Novi Velia non sarà facile archiviare come semplice pratica amministrativa.


