Zona Lago a Santa Maria di Castellabate, attivisti e cittadini segnalano un episodio grave durante lavori edilizi, intervengono i Carabinieri Forestali
SANTA MARIA DI CASTELLABATE. Un episodio grave scuote la comunità locale e riaccende l’attenzione sulla tutela della fauna selvatica. Nella zona Lago, durante alcuni lavori per l’installazione di una grondaia, una ditta si sarebbe imbattuta in un nido di rondini decidendo di rimuoverlo, causando la morte dei piccoli presenti.
A raccontare quanto accaduto è Gerardo Scotti, attivista dell’associazione Genesi, che ha raccolto la segnalazione e seguito da vicino la vicenda. Secondo quanto riferito, il nido – con pulli ormai prossimi all’involo – è stato distrutto senza alcun tentativo di salvaguardia o richiesta di intervento agli enti competenti.
Determinante la reazione di una cittadina, Marianna Alessandro Ferro, che, assistendo alla scena, ha deciso di rendere pubblica la vicenda e di procedere con una denuncia. Dopo il confronto con lo stesso Scotti, la donna si è recata presso la caserma dei Carabinieri Forestali formalizzando l’esposto.
I militari sono intervenuti sul posto e hanno individuato la ditta esecutrice dei lavori, segnalando l’accaduto alla Procura. L’episodio potrebbe configurare diverse violazioni di legge.
La normativa italiana, infatti, tutela in modo rigoroso le rondini e i loro nidi. La Legge n. 157 del 1992 vieta esplicitamente la distruzione di nidi e uova, mentre il Codice Penale prevede sanzioni per danneggiamento e, nei casi più gravi, per uccisione o maltrattamento di animali. A livello europeo, la Direttiva 2009/147/CE protegge gli uccelli selvatici e i loro siti di riproduzione.
Oltre alle eventuali responsabilità penali, sono previste anche sanzioni amministrative che, nei regolamenti comunali, possono arrivare fino a 500 euro per ogni nido distrutto.
La vicenda riapre il dibattito sulla necessità di maggiore informazione e sensibilità durante interventi edilizi, soprattutto nei periodi di nidificazione. Esistono infatti soluzioni alternative, come l’installazione di nidi artificiali o il rinvio temporaneo dei lavori, che consentono di conciliare esigenze operative e tutela ambientale.
Una storia che, al di là degli sviluppi giudiziari, lascia una riflessione chiara: il rispetto per la fauna non è solo una questione etica, ma anche un preciso obbligo di legge.


