L’idea dell’amministrazione Mutalipassi divide la città, tra vincoli PNRR, critiche sulla mobilità e dubbi sull’impatto reale sul commercio
Ad Agropoli il dibattito si accende su una scelta che, più che un progetto condiviso, appare sempre più come una forzatura urbanistica difficile da giustificare. L’ipotesi di portare nel centro cittadino gli uffici dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, infatti, sta sollevando una valanga di perplessità, sia sul piano tecnico che su quello politico.
L’idea dell’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi nasce con un obiettivo dichiarato: riportare flussi nel cuore della città e dare ossigeno al commercio locale. Una visione che, però, si scontra con la realtà dei fatti. Mentre in molte città si punta sulla delocalizzazione degli uffici per alleggerire i centri urbani, ad Agropoli si imbocca la strada opposta.
L’idea originaria fu collocare gli uffici dei due Enti nell’immobile costruito a viale Lazio. A frenare il progetto intervenne il consigliere Massimo La Porta, che sollevò un nodo tutt’altro che secondario: l’impossibilità di utilizzare immobili realizzati con fondi PNRR per ospitare uffici pubblici. Un rilievo di non poco conto ed ecco la grande idea: snaturare il centro.
Ma il vero punto critico è un altro: l’efficacia della strategia. L’idea che la presenza di uffici pubblici possa rilanciare il commercio appare, a molti, una scorciatoia semplicistica. Il modello urbano è cambiato da tempo: oggi attraggono le grandi superfici, i brand nazionali e le aree periferiche facilmente accessibili, con parcheggi e servizi integrati. Il centro cittadino, tra difficoltà di accesso e carenza di posti auto, continua invece a perdere terreno.
Piazza Vittorio Veneto e Corso Garibaldi restano simboli identitari, ma non bastano più a sostenere un tessuto commerciale che chiede soluzioni strutturali, non operazioni tampone. Senza un piano organico su mobilità, viabilità e gestione degli spazi, il rischio è evidente: creare movimento senza creare economia.
E infatti, sui social, la reazione non si è fatta attendere.
Pietro Scotti, ideatore e amministratore della pagina “Agropoli Parla”, affonda: «Non riesco a cogliere il nesso tra INPS, Agenzia delle Entrate e incremento del commercio». Una domanda semplice, ma che resta senza risposta.
Ancora più diretto Umberto Anaclerico, che attacca senza mezzi termini l’idea di sacrificare spazi e identità cittadina per un progetto che definisce privo di logica. E sulla stessa linea si colloca anche l’avvocato Attilio Pecora, che parla apertamente di “motivazione poco convincente” e difende il valore dell’asilo in centro, visto non solo come struttura, ma come presidio sociale fondamentale.
Il punto, alla fine, è tutto qui: si può davvero pensare di rilanciare un centro storico cambiandone la funzione senza risolverne i problemi? O si tratta dell’ennesima operazione calata dall’alto, buona più per riempire spazi che per costruire futuro?
In assenza di risposte concrete, la sensazione è che Agropoli stia inseguendo una visione urbana già superata, rischiando di perdere, insieme al commercio, anche un pezzo della propria identità.


