La Procura chiude le indagini su un presunto traffico illecito, fanghi industriali e scarti tombati anche nei terreni di Roccadaspide
La Procura di Salerno ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a dodici persone, ritenute responsabili a vario titolo di un vasto traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi.
L’inchiesta, partita da un’operazione che già lo scorso gennaio aveva portato all’esecuzione di diverse misure cautelari tra le province di Salerno, Napoli e Caserta, ricostruisce un presunto sistema organizzato di smaltimento illegale capace di collegare l’Agro nocerino-sarnese alle aree rurali e più isolate del Cilento.
Dalle anomalie di Sarno ai terreni del Cilento
Le indagini, condotte dai Carabinieri del Noe di Napoli, sarebbero nate da alcune anomalie nei flussi commerciali di un’azienda di Sarno. Secondo gli investigatori, la società avrebbe tentato di spedire rifiuti speciali in Ungheria utilizzando documentazione falsificata. Alcuni carichi, respinti alla frontiera, sarebbero poi stati in parte sversati sui terreni.
Da quel primo filone investigativo sarebbe emerso un quadro molto più ampio. Intercettazioni telefoniche, pedinamenti e rilievi aerei con droni avrebbero consentito di documentare il presunto smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di fanghi industriali, residui tessili e rifiuti solidi urbani indifferenziati.
Codici alterati e viaggi notturni
Il meccanismo, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe permesso di sottrarre i rifiuti ai circuiti legali di trattamento per abbattere i costi di gestione. Società di intermediazione compiacenti avrebbero modificato fittiziamente i codici identificativi dei materiali, predisponendo bolle di accompagnamento con destinazioni inesistenti.
I camion, carichi di rifiuti, avrebbero viaggiato soprattutto di notte verso capannoni dismessi e fondi agricoli. Tra i siti finiti al centro dell’inchiesta figura anche un’azienda suinicola a Roccadaspide, che sarebbe stata trasformata in una discarica abusiva, con rifiuti tombati nel sottosuolo e gravi conseguenze per l’ecosistema locale.
Profitti illeciti e sequestri
Il volume d’affari del presunto traffico è stato quantificato dagli inquirenti in circa 530mila euro di profitti illeciti. Da qui il sequestro preventivo di complessi aziendali, mezzi pesanti e ampie porzioni di terreno.
Gli accertamenti avrebbero inoltre documentato episodi di sversamento fraudolento anche all’interno dello Stir di Battipaglia, ai danni dell’ente pubblico.
Il ruolo delle isole ecologiche
Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe coinvolto anche alcuni autisti di ditte appaltatrici dei servizi di igiene urbana in vari comuni dell’Agro. D’intesa con dipendenti dei centri di raccolta comunali, i rifiuti tossici prodotti dalle fabbriche sarebbero stati fatti confluire nelle isole ecologiche cittadine, miscelandoli ai normali scarti domestici per camuffarne la provenienza.
Ora, con il deposito degli atti, la Procura si prepara a formalizzare le richieste di rinvio a giudizio. Uno degli indagati avrebbe già definito la propria posizione attraverso il patteggiamento.


