In aula Alfieri, Squecco, Bernardi e Pecora, slitta la ratifica dei testimoni per un problema di collegamento con il carcere di Cosenza
Si è aperto questa mattina, davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Salerno, il processo sul presunto patto politico-mafioso legato alle elezioni comunali del 2019 a Capaccio Paestum.
Sei gli imputati coinvolti nel procedimento. Presenti in aula l’ex sindaco Franco Alfieri, Roberto Squecco, il vigile urbano Antonio Bernardi, sospeso dall’incarico, e l’ex addetto al cimitero Michele Pecora, tutti attualmente agli arresti domiciliari.
Assenti invece Domenico De Cesare, detenuto nel carcere di Cosenza, e Stefania Nobili, ex moglie di Squecco, unica imputata a piede libero.
Udienza rinviata al 10 giugno
La prima udienza ha subito uno slittamento operativo a causa di un problema di video-collegamento con la casa circondariale di Cosenza, dove si trova De Cesare.
Per questo motivo è stata rinviata la ratifica delle liste dei testimoni indicati dalla pubblica accusa e dalle difese. Il presidente della sezione, il giudice Domenico Diograzia, ha aggiornato il procedimento al prossimo 10 giugno.
Nel corso dell’udienza, i legali di Bernardi e Pecora hanno presentato richiesta di revoca o attenuazione della misura cautelare. Il pubblico ministero Carlo Rinaldi, della Procura di Salerno, ha espresso parere contrario. Nessuna istanza è stata invece avanzata per le posizioni di Franco Alfieri e Roberto Squecco.
Le accuse contestate
Al centro del processo c’è l’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo l’accusa, in occasione delle elezioni comunali del 2019, Alfieri avrebbe accettato la proposta di Squecco finalizzata a procurargli voti in cambio della promessa di non procedere all’abbattimento del lido Kennedy, struttura riconducibile allo stesso Squecco.
Il presunto accordo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato rafforzato dalla candidatura di Stefania Nobili in una delle liste collegate all’allora candidato sindaco.
Squecco, insieme a Bernardi e Pecora, risponde anche di tentata estorsione aggravata in concorso. L’accusa sostiene che Squecco si sarebbe avvalso dei due presunti sodali per far arrivare, tramite l’ex assessore Mariarosaria Picariello, la cui posizione è stata archiviata, minacce e pressioni finalizzate a evitare l’abbattimento dello stabilimento balneare.


