Dieci fabbricati realizzati in zona agricola nel mirino della Procura, la Suprema Corte respinge il ricorso di un 45enne di Agropoli e lascia sotto sequestro l’intera area
Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che riguarda un complesso edilizio realizzato nel territorio di Castellabate, all’interno di un’area agricola sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali. La Corte di Cassazione ha infatti confermato il sequestro preventivo dell’intero insediamento composto da dieci fabbricati, dichiarando inammissibile il ricorso presentato da un 45enne residente ad Agropoli, indagato nell’ambito dell’inchiesta per presunta lottizzazione abusiva.
La decisione è arrivata dalla Terza Sezione penale della Suprema Corte, che ha rigettato tutti e tre i motivi di ricorso avanzati dalla difesa, confermando integralmente il provvedimento già disposto nei precedenti gradi di giudizio cautelare. Per l’indagato è arrivata anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma pari a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il complesso edilizio sarebbe sorto in una zona classificata agricola speciale E4, all’interno del territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, area sottoposta a rigidi vincoli ambientali, paesaggistici e sismici.
L’inchiesta ruota attorno a un originario lotto agricolo sul quale erano già presenti sei fabbricati. Stando all’impostazione accusatoria, l’area sarebbe stata successivamente frazionata in più lotti, intestati a diversi componenti dello stesso nucleo familiare attraverso donazioni, volture e frazionamenti catastali ritenuti funzionali all’operazione edilizia contestata.
Su queste nuove particelle sarebbero poi sorti altri quattro manufatti, mentre gli edifici già esistenti sarebbero stati ampliati. Gli interventi edilizi, secondo l’accusa, sarebbero stati realizzati in assenza delle necessarie autorizzazioni urbanistiche e paesaggistiche, oltre che senza la direzione tecnica prevista dalla normativa.
La pronuncia della Cassazione consolida quindi il quadro cautelare già disposto sull’area e mantiene sotto sequestro l’intero complesso edilizio, mentre il procedimento penale prosegue per accertare eventuali responsabilità legate all’ipotesi di lottizzazione abusiva contestata nel comune di Castellabate.


