La Giunta Mutalipassi riapre alle concessioni stagionali sul demanio marittimo, nonostante norme europee e nazionali non prevedano questo strumento come soluzione ordinaria
Ad Agropoli si torna ancora una volta a parlare di concessioni temporanee sul demanio marittimo. Una scelta che riaccende inevitabilmente dubbi politici, amministrativi e giuridici, soprattutto in un momento storico in cui la normativa europea e nazionale continua a spingere verso evidenza pubblica, concorrenza e gare trasparenti.
Con la delibera di Giunta Comunale n. 262 del 7 maggio 2026, l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Antonio Mutalipassi ha dato indirizzo al Servizio Porto e Demanio Marittimo di procedere, anche per l’estate 2026, al rilascio di “concessioni a carattere stagionale o temporanee e licenze suppletive”.
Il punto politico, però, è un altro. Perché mentre da anni si richiama continuamente il rispetto del Codice della Navigazione ogni volta che si parla di porto, concessioni e demanio, oggi proprio quel sistema normativo viene piegato ad una formula che, nei fatti, continua ad aggirare il nodo centrale: le gare pubbliche.
Nella delibera si richiama infatti l’articolo 36 del Codice della Navigazione e l’articolo 24 del relativo regolamento per giustificare il rilascio di concessioni temporanee e suppletive. Ma il problema resta politico e sostanziale: né la legislazione europea né quella nazionale prevedono le concessioni temporanee come modello stabile di gestione del demanio marittimo turistico-ricreativo.
Anzi. Da anni la giurisprudenza europea insiste sul principio della concorrenza e della rotazione, superando il vecchio sistema delle proroghe automatiche e delle rendite di posizione. Eppure ad Agropoli si continua a navigare in una zona grigia amministrativa fatta di “ultrattività”, differimenti, proroghe tecniche e ora anche concessioni temporanee. Un mosaico di atti che, più che rappresentare una pianificazione strutturata del demanio, somiglia sempre più ad una gestione emergenziale permanente.
La stessa delibera ammette che tutto nasce nelle more dell’approvazione del PAD e del progetto di gestione dei servizi di balneazione. Tradotto: il Piano continua a non esserci in forma definitiva e intanto si va avanti con strumenti provvisori.
E qui emerge la vera contraddizione politica. Per anni il Codice della Navigazione è stato evocato come scudo normativo ogni volta che l’amministrazione doveva difendere scelte sul porto o sulle concessioni. Oggi, invece, quello stesso impianto normativo viene utilizzato per costruire una soluzione temporanea che temporanea rischia di non essere più.
Nella delibera si precisa inoltre che le concessioni temporanee potranno riguardare esclusivamente ombrelloni e lettini. Ma anche questo non cancella il nodo centrale: l’Europa chiede procedure pubbliche chiare, trasparenti e concorrenziali, non formule tampone reiterate anno dopo anno.
Il rischio, ormai evidente, è che il “provvisorio” diventi l’ennesima normalità amministrativa. Con il demanio marittimo sospeso tra indirizzi politici, proroghe continue e atti ponte che rinviano ancora una volta il confronto definitivo con le regole europee.
Nel frattempo, il Comune parla di rilancio dell’offerta balneare e tutela del territorio. Ma la domanda resta inevitabile: quanto può reggere ancora un sistema fondato su strumenti temporanei in un settore dove l’Europa chiede da anni tutt’altro approccio?
Il paradosso politico è evidente: mentre si richiama continuamente legislazioni obsolete, nemmeno quel Codice contiene alcuna disciplina esplicita delle concessioni temporanee oggi utilizzate come architrave della gestione balneare locale. Nelle more di qualsiasi legge e regolamento si annida la piega di una volontà che risulta essere privo di fondamento.


