La notizia della sospensione delle degenze del reparto di Oncologia arriva come una bomba ad orologeria e mentre i sindaci cercano di pacificare qualcuno divide
L’annuncio del presidente della Regione Campania sulla futura riattivazione del Pronto soccorso dell’ex ospedale civile di Agropoli e sulla prospettiva di trasformare il presidio in una sede universitaria aveva alimentato aspettative importanti per il territorio. Pochi giorni dopo, però, è arrivata la decisione dell’ASL Salerno di sospendere temporaneamente le degenze ordinarie del reparto di Oncologia dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, trasferendo i pazienti in altri reparti a causa della carenza di personale medico.
Una scelta che ha immediatamente acceso il dibattito e alimentato interrogativi tra cittadini e analisti del territorio. In molti temono che possa riaprirsi una contrapposizione storica tra Agropoli e Vallo della Lucania, due realtà che per decenni sono state considerate concorrenti nella distribuzione dei servizi pubblici, delle strutture amministrative e dei presidi sanitari.
Negli anni il Cilento ha assistito a una lunga serie di confronti territoriali: dalla soppressione del Tribunale di Sala Consilina e del presidio giudiziario di Vallo, fino alle battaglie per il mantenimento degli uffici statali, passando soprattutto per il destino dell’ospedale civile di Agropoli, progressivamente depotenziato fino alla chiusura del Pronto soccorso.
Oggi, mentre Agropoli attende che le promesse della Regione si traducano in atti concreti, Vallo della Lucania si trova ad affrontare una nuova emergenza organizzativa che riguarda uno dei reparti più delicati dell’intero DEA.
Nei giorni scorsi i sindaci del Distretto Sanitario 70 hanno espresso forte preoccupazione per la sospensione delle degenze ordinarie di Oncologia, chiedendo il ripristino immediato dei posti letto e l’adozione di un modello organizzativo stabile. Pur prendendo atto dell’impegno assunto dalla Direzione Strategica dell’ASL Salerno, che ha annunciato l’arrivo di quattro medici specializzandi per rafforzare l’organico, gli amministratori hanno ribadito che le carenze di personale non possono tradursi nella riduzione dei servizi destinati ai pazienti oncologici.
In questo clima cresce il timore che possano riaffiorare vecchie contrapposizioni territoriali. Da una parte c’è chi interpreta le difficoltà del San Luca come una semplice conseguenza della cronica carenza di personale che interessa molti ospedali italiani; dall’altra, invece, c’è chi legge nella successione degli eventi un segnale che rischia di alimentare ancora una volta il confronto tra Agropoli e Vallo della Lucania.
Il rischio, sottolineano diversi osservatori, è quello di cadere nella logica del divide et impera, contrapponendo due comunità che, al contrario, avrebbero interesse a fare fronte comune per ottenere un reale potenziamento dell’intera rete sanitaria cilentana.
Del resto, anche la vicenda dell’ospedale di Agropoli continua a rappresentare una ferita aperta. La chiusura del Pronto soccorso fu giustificata negli anni con motivazioni economiche e con la difficoltà di reperire personale. Tuttavia, non sono mancate le polemiche sulle modalità con cui venne affrontata la carenza di medici, con un ricorso sempre più frequente agli incarichi esterni e ai cosiddetti “medici a gettone”, soluzione che ha comportato costi molto elevati per il sistema sanitario.
Oggi il tema torna d’attualità. Da una parte Agropoli guarda con speranza alla riapertura del proprio Pronto soccorso e al rilancio del presidio ospedaliero; dall’altra Vallo della Lucania chiede garanzie affinché il DEA non perda servizi essenziali come le degenze oncologiche.
La sfida, tuttavia, non dovrebbe essere quella di stabilire quale territorio debba prevalere sull’altro. Il vero obiettivo resta quello di costruire una sanità capace di garantire servizi efficienti e continuità assistenziale a tutti i cittadini del Cilento, evitando che decisioni organizzative e carenze strutturali finiscano per alimentare inutili rivalità tra comunità che condividono gli stessi bisogni e le stesse difficoltà.




