PayTourist fotografa le presenze ufficiali turistiche, ma la popolazione reale che vive Agropoli durante l’anno racconta numeri e dinamiche molto più ampie
AGROPOLI – Quando i numeri raccontano una storia favorevole, diventano certificazioni da esibire. Quando invece restituiscono una fotografia meno rassicurante, improvvisamente bisogna leggerli con cautela, contestualizzarli e soprattutto ricordare tutto ciò che non riescono a misurare.
È il curioso destino dei dati PayTourist nel dibattito politico sul turismo ad Agropoli.
Negli anni scorsi l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi ha utilizzato anche i numeri provenienti dalla piattaforma per sottolineare la crescita turistica della città. Oggi, con Agropoli che nei dati relativi alle presenze registrate scivola al settimo posto tra i comuni costieri cilentani presi in esame, quello stesso strumento sembra improvvisamente perdere parte della sua capacità di rappresentare la realtà.
Eppure il principio dovrebbe essere molto semplice: se un dato non era sufficiente a fotografare il turismo agropolese oggi, non lo era neppure ieri. E, allo stesso modo, se veniva considerato attendibile quando raccontava una crescita, non può diventare secondario soltanto quando racconta qualcosa di politicamente meno conveniente.
La frase del sindaco che apre un altro problema
Nella replica alle polemiche sui numeri, il sindaco Mutalipassi introduce però un elemento ancora più interessante:
“E poi ci sono dati che non emergono quali quelli delle seconde case, che Agropoli conta in notevoli quantità, i fitti non registrati e quant’altro”.
Ed è qui che, politicamente, la toppa rischia di diventare più grande del buco.
Perché parlare pubblicamente di “fitti non registrati” significa inevitabilmente aprire un’altra questione: quanto è esteso il fenomeno? E soprattutto, quali controlli vengono effettuati sul territorio?
Se esiste una quota significativa di ospitalità che sfugge alle statistiche ufficiali, bisogna capire perché accade e quali iniziative siano state messe in campo per far emergere il sommerso.
La questione non riguarda soltanto l’imposta di soggiorno o la concorrenza nei confronti delle strutture che rispettano le regole. C’è anche il tema della corretta registrazione degli ospiti secondo gli obblighi previsti dalla normativa.
Insomma, nel tentativo di spiegare perché PayTourist non rappresenterebbe completamente il turismo cittadino, si rischia di ammettere indirettamente l’esistenza di un problema ancora più serio: una parte delle presenze potrebbe semplicemente sfuggire ai circuiti ufficiali.
Una domanda, quindi, è inevitabile: se il fenomeno è conosciuto, perché non arrivano controlli capillari?
Questa volta, però, soccorriamo noi il sindaco
Paradossalmente, su un punto Mutalipassi potrebbe avere ragione. E questa volta a venirgli in soccorso siamo noi di Cilento Post.
Il vero limite del dibattito è continuare a misurare il peso di Agropoli esclusivamente attraverso residenti anagrafici, arrivi e pernottamenti ufficialmente registrati.
Una città turistica e commerciale non vive soltanto nei due mesi centrali dell’estate.
Il parametro da osservare dovrebbe essere molto più ampio: quante persone utilizzano realmente Agropoli durante i 365 giorni dell’anno?
Persone che vi lavorano, studiano, fanno acquisti, utilizzano servizi, frequentano attività commerciali e professionali, possiedono seconde case o semplicemente gravitano quotidianamente sulla città.
È questa popolazione reale, e non soltanto quella anagrafica, che determina il fabbisogno di parcheggi, viabilità, trasporto pubblico, sanità, sicurezza, pulizia, gestione dei rifiuti e servizi.
Il confronto con Paestum e Velia
Un esempio aiuta a comprendere la differenza.
Il Parco archeologico di Paestum e Velia ha superato il mezzo milione di visitatori in un anno. Un risultato di enorme valore che conferma la forza di uno dei principali attrattori culturali del Mezzogiorno.
Ma applicare ad Agropoli esclusivamente la logica degli arrivi turistici rischia di restituire una fotografia incompleta.
Per Agropoli bisognerebbe misurare anche la popolazione insistente, cioè quella massa di persone che, pur non risultando residente, utilizza quotidianamente il territorio e i suoi servizi.

Secondo le nostre elaborazioni, basate sull’incrocio di diversi indicatori territoriali – consumi energetici e idrici, telefonia mobile, mobilità, seconde case e attività economiche – la presenza ordinaria ad Agropoli potrebbe raggiungere indicativamente le 30-32mila persone al giorno, a fronte di una popolazione residente sensibilmente inferiore.
Si tratta di stime, non di dati anagrafici né di presenze turistiche certificate, e come tali devono essere considerate.
In agosto il peso della città cambia completamente
Con l’arrivo dell’estate il quadro muta ulteriormente.
Già da giugno la popolazione presente aumenta, a luglio la pressione diventa consistente e nel periodo di maggiore afflusso di agosto Agropoli potrebbe arrivare nell’ordine delle 60mila presenze giornaliere, con possibili punte superiori nelle giornate caratterizzate da eventi e maggiore movimento turistico.
Trasformando queste dinamiche in giornate-persona distribuite nell’arco dell’intero anno, le nostre stime portano Agropoli nell’ordine dei 13-14 milioni di giornate-persona annue.
Ed è probabilmente questo il numero sul quale dovrebbe concentrarsi il dibattito.
Non per cancellare PayTourist quando i suoi risultati non piacciono, ma per affiancare alle presenze ricettive ufficiali strumenti capaci di misurare il reale utilizzo della città.
Un sistema costiero da oltre 30 milioni di giornate-persona
Se allarghiamo lo sguardo alla fascia Capaccio Paestum–Agropoli–Castellabate, secondo le nostre stime ci troviamo davanti a un sistema territoriale capace di sviluppare complessivamente oltre 30 milioni di giornate-persona nell’arco di dodici mesi.
È un parametro particolarmente interessante anche sotto il profilo economico.
Un’impresa intenzionata a investire sul territorio non guarda soltanto quanti turisti dormono in albergo ad agosto. Guarda quante persone possono diventare potenziali utenti o clienti durante l’intero anno.
Ed è qui che la discussione diventa molto più seria della classifica PayTourist.
La domanda vera: Agropoli è all’altezza dei suoi numeri?
Se Agropoli esercita realmente un’attrazione territoriale molto superiore alla propria popolazione residente, allora l’amministrazione dovrebbe programmare i servizi sulla città reale, non soltanto sulla città anagrafica.
E qui iniziano i problemi.
Perché una città che pretende di avere un peso da 30mila persone nei periodi ordinari e da decine di migliaia in più durante l’estate deve avere infrastrutture e servizi adeguati a quel carico.
Parcheggi, mobilità, viabilità, trasporto pubblico, decoro, sicurezza, controlli, servizi sanitari, gestione dei rifiuti e programmazione turistica devono essere dimensionati di conseguenza.
Ed è proprio su questo terreno che, secondo molti osservatori e analisti, Agropoli mostra ancora evidenti limiti.
Il sindaco, dunque, può anche contestare una lettura troppo semplicistica dei dati PayTourist. Ma non può farlo soltanto quando quei numeri diventano scomodi.
Anzi, se davvero Agropoli vale molto più delle 95.184 presenze registrate dalla piattaforma, la domanda politica diventa persino più pesante:
perché una città che sostiene di essere utilizzata ogni giorno da decine di migliaia di persone continua ad avere servizi che, troppo spesso, sembrano dimensionati per una realtà molto più piccola?
Il problema, alla fine, potrebbe non essere stabilire se Agropoli sia davvero settima.
Il problema è capire se sia all’altezza di essere prima nella capacità di accogliere, organizzare e servire le persone che già oggi la vivono.




