Nella denuncia firmata dal sindaco Manuel Borrelli si chiede di verificare autori e amministratori e, se ne ricorrono i presupposti, impedire la diffusione dei contenuti contestati. Sui social esplode la polemica
VIBONATI – Non si tratta soltanto di una richiesta di chiarimenti sull’utilizzo dei nomi Vibonati e Villammare sui social. Dalla lettura integrale dell’esposto-denuncia presentato dal Comune di Vibonati alla Procura della Repubblica di Lagonegro e trasmesso alla Polizia Postale di Salerno emergono richieste precise che stanno alimentando un acceso dibattito sulla libertà di critica e di espressione online.
L’atto, datato 25 agosto 2026, è firmato dal sindaco pro tempore Manuel Borrelli, in qualità di legale rappresentante dell’amministrazione comunale, e riguarda alcuni gruppi e pagine Facebook che utilizzerebbero, secondo il Comune, «impropriamente» il nome dell’Ente e della frazione di Villammare senza autorizzazione o collegamento istituzionale.
Il Comune contesta informazioni «inesatte, fuorvianti o prive di adeguata verifica»
Nell’esposto l’amministrazione sostiene che attraverso questi spazi social verrebbero, «in diversi casi», pubblicate e condivise informazioni ritenute «inesatte, fuorvianti o prive di adeguata verifica», riguardanti la vita amministrativa, i servizi pubblici, la sicurezza, il territorio, le attività turistiche e le iniziative promosse dal Comune.
Nel documento viene citato anche un caso specifico: una pagina Facebook denominata “Villammare”, che, secondo quanto riportato nell’esposto, sarebbe stata creata il 7 settembre 2012 e avrebbe come amministratore visibile e identificabile un profilo indicato nell’atto.
Il Comune sostiene inoltre che tali modalità di comunicazione potrebbero determinare confusione tra cittadini, residenti e turisti, inducendo gli utenti a ritenere erroneamente che le informazioni pubblicate abbiano carattere ufficiale o provengano direttamente dall’amministrazione.
Contestati anche commenti dai «toni denigratori»
L’esposto va oltre la questione della denominazione delle pagine. Il Comune segnala infatti la presenza di contenuti e commenti che sarebbero caratterizzati, in alcuni casi, da toni denigratori o gravemente lesivi dell’immagine e della reputazione dell’Ente, oltre alla diffusione di notizie che, sempre secondo l’amministrazione, potrebbero generare «ingiustificato allarmismo nella comunità».
Nel documento viene precisato che l’Ente dichiara di rispettare «il diritto e la libertà di cronaca e di critica», purché la narrazione dei fatti o l’espressione delle opinioni non sconfinino, secondo quanto sostenuto nell’esposto, nella diffamazione.
Particolare preoccupazione viene manifestata anche per l’utilizzo dei nomi Vibonati e Villammare come elementi identificativi dei gruppi, poiché ciò potrebbe, nella ricostruzione dell’amministrazione, creare una sovrapposizione tra le opinioni pubblicate dagli amministratori o dagli utenti e la comunicazione istituzionale del Comune.
La richiesta alla Procura e alla Polizia Postale
È nella parte conclusiva dell’esposto che si trovano gli elementi più significativi.
Il Comune chiede alle autorità competenti di verificare i fatti rappresentati, accertando natura, provenienza e modalità di diffusione dei contenuti pubblicati nei gruppi e nelle pagine, oltre all’eventuale esistenza di condotte illecite e di responsabilità degli autori dei contenuti e/o degli amministratori delle piattaforme.

Ma c’è di più.
Il Comune chiede, «ove ne ricorrano i presupposti», l’adozione di ogni provvedimento ritenuto opportuno per impedire l’ulteriore diffusione di contenuti falsi, fuorvianti o lesivi dell’immagine dell’amministrazione comunale e del territorio di Vibonati e Villammare.
Nello stesso passaggio viene chiesto di valutare anche «l’eventuale rimozione o chiusura dei gruppi» che utilizzerebbero impropriamente la denominazione dell’Ente o della frazione, secondo quanto consentito dalla normativa vigente.
L’amministrazione annuncia inoltre di essere pronta a produrre screenshot, link, copie delle pubblicazioni e altra documentazione ritenuta utile a comprovare quanto segnalato, riservandosi ulteriori iniziative a tutela dell’immagine, dell’onorabilità e degli interessi dell’Ente e della comunità.
Esplode la polemica: «Un bavaglio alle critiche»
La pubblicazione dell’esposto ha inevitabilmente acceso la discussione. Sui social la scelta dell’amministrazione Borrelli viene contestata da chi la considera un’iniziativa sproporzionata e potenzialmente intimidatoria nei confronti di cittadini che utilizzano Facebook anche per esprimere opinioni e critiche sull’attività amministrativa.
Il tema diventa quindi politico oltre che giudiziario.
L’articolo 21 della Costituzione tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, mentre il diritto di critica, soprattutto nei confronti di chi esercita funzioni pubbliche, costituisce un elemento fondamentale del confronto democratico. Allo stesso tempo, tale libertà incontra i limiti stabiliti dalla legge, compresi quelli relativi alla diffamazione e alla tutela della reputazione.
Per questo sarà compito delle autorità destinatarie dell’esposto stabilire se i fatti segnalati dal Comune abbiano effettivamente rilevanza giuridica e se sussistano i presupposti per eventuali provvedimenti.
Resta però aperta una questione politica difficile da ignorare: fino a che punto un’amministrazione può spingersi nella tutela della propria immagine senza rischiare che l’iniziativa venga percepita come un tentativo di mettere il bavaglio al dissenso e alla critica dei cittadini?
A Vibonati il caso è ormai esploso e la richiesta contenuta nero su bianco nell’esposto di valutare perfino la rimozione o la chiusura dei gruppi social è destinata ad alimentare ulteriormente il confronto.




