Il Nursind sostiene che le immagini risalgano a oltre un anno fa, ma l’autore Gerardo Scotti conferma autenticità e recente registrazione del filmato
VALLO DELLA LUCANIA – Il video è reale e, soprattutto, è recente. Non risalirebbe a oltre un anno fa, come sostenuto dal Nursind Salerno, ma sarebbe stato registrato poco più di dieci giorni fa all’interno del Pronto soccorso dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania.
Un elemento decisivo nella polemica scoppiata dopo la diffusione delle immagini sui social e sul quale è necessario fare chiarezza, soprattutto dopo l’accusa di “disinformazione” sollevata dal sindacato.
Secondo quanto dichiarato da Biagio Tomasco del Nursind Salerno, infatti, quello tornato a circolare sarebbe un vecchio filmato, risalente a più di un anno fa e riproposto come se documentasse una situazione attuale. Sempre secondo la ricostruzione del sindacato, l’episodio si sarebbe concluso con la presa in carico del paziente e con successivi ringraziamenti rivolti ai sanitari.
Ma l’autore del video fornisce una versione completamente diversa.
A registrare personalmente quelle immagini è stato Gerardo Scotti, di Agropoli, che ne conferma non soltanto l’autenticità, mai realmente in discussione, ma soprattutto la recente datazione: il filmato sarebbe stato realizzato poco più di dieci giorni fa.
Scotti sostiene inoltre di essere in possesso della documentazione relativa al proprio accesso al Pronto soccorso, utile a dimostrare quando si trovava nella struttura e per quali motivi.
A questo punto la questione non è secondaria. Se la documentazione conferma la recente presenza dell’autore al “San Luca”, parlare di un video vecchio di oltre un anno significa fornire una ricostruzione che si scontra con quanto dichiarato da chi quelle immagini le ha materialmente registrate.
Ed è proprio per questo che utilizzare il termine “disinformazione” richiede prudenza.
Difendere gli operatori sanitari è sacrosanto. Medici, infermieri e personale dei Pronto soccorso lavorano spesso in condizioni estremamente difficili, tra carenze di organico, turni pesanti e una pressione continua da parte dell’utenza. Una categoria che merita rispetto e che troppo frequentemente finisce ingiustamente sotto accusa.
Ma difendere una categoria non significa poter liquidare come “vecchio” un documento che il suo autore sostiene di avere realizzato appena pochi giorni prima, soprattutto quando dichiara di poterlo dimostrare attraverso documentazione.
Il giornalismo ha il dovere di verificare le fonti prima di pubblicare una notizia. È una regola fondamentale e vale per tutti. Ma la verifica delle fonti dovrebbe precedere anche l’accusa di disinformazione.
Se esistono due versioni sulla data del filmato, sono i riscontri documentali a dover stabilire quale sia quella corretta. E chi ha registrato materialmente le immagini rappresenta inevitabilmente una fonte primaria da ascoltare prima di formulare conclusioni.
Nessuno vuole mettere sul banco degli imputati medici e infermieri, né trasformare un singolo episodio in un processo all’intera sanità cilentana. Allo stesso modo, però, non può essere messo sul banco degli imputati chi racconta e documenta un fatto soltanto perché quel racconto risulta scomodo.
Sanitari, sindacati e giornalisti svolgono mestieri diversi, ma dovrebbero avere almeno un obiettivo comune: la ricerca della verità.
E la verità non si stabilisce con un comunicato o con un post sui social. Si accerta attraverso date, documenti, testimonianze e verifiche.
Nel caso del video del Pronto soccorso di Vallo della Lucania il punto, dunque, è estremamente semplice: il filmato è autentico e il suo autore sostiene che sia stato registrato poco più di dieci giorni fa, dichiarandosi in grado di documentarlo.
Prima di parlare di disinformazione, forse, sarebbe stato opportuno verificare proprio con lui.





