Nel ricordo dei militari fucilati dai nazisti emergono Emidio Scola di Casal Velino, Nicola Cusatis di Roccagloriosa e Antonio Carbone di Montecorvino Rovella
Il 13 settembre 1943, esattamente 83 anni fa, quattordici Carabinieri furono fucilati dalle truppe naziste a Teverola, nel Casertano.
Con loro persero la vita anche due civili. L’esecuzione avvenne in località “Madama Vincenza”, pochi giorni dopo l’armistizio.
Tra i militari uccisi c’erano due cilentani: Emidio Scola, 40 anni, originario di Casal Velino, e Nicola Cusatis, nato a Roccagloriosa.
Nell’elenco figura anche un altro carabiniere salernitano: Antonio Carbone, originario di Montecorvino Rovella.
La difesa della centrale telefonica di Napoli
I quattordici militari prestavano servizio presso la Stazione Carabinieri Napoli-Porto.
Dopo aver difeso il Palazzo dei Telefoni di Napoli, si barricarono nella loro caserma. Da lì opposero una tenace resistenza agli attacchi tedeschi.
Terminate le munizioni, furono costretti ad arrendersi. I nazisti li obbligarono a camminare per chilometri, fino al luogo dell’esecuzione.
I nomi dei quattordici Carabinieri
A Teverola furono uccisi:
- il brigadiere Egidio Lombardi, di Latronico;
- l’appuntato Emilio Ammaturo, di Contrada;
- Giuseppe Pagliuca, 21 anni, di Montefalcione;
- Giovanni Russo, 22 anni, di Messina;
- Emidio Scola, 40 anni, di Casal Velino;
- Ciro Alvino, di Avellino;
- Antonio Carbone, di Montecorvino Rovella;
- Giuseppe Covino, di Roccabascerana;
- Michele Covino, di San Martino Valle Caudina;
- Nicola Cusatis, di Roccagloriosa;
- Domenico Dubini, di Brignano;
- Domenico Franco, di Pannarano;
- Martino Manzo, di Taviano;
- Giuseppe Ricca, di Acireale.
La Medaglia d’Argento al Valor Militare
Tutti furono decorati con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Questa la motivazione:
“In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti dall’armistizio, preposto con gli altri militari della sua Stazione alla difesa di importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente il suo dovere opponendosi al tentativo di occupazione e di devastazione da parte delle truppe tedesche. Catturato per rappresaglia e condannato a morte con i suoi compagni, affrontava con ammirevole stoicismo il plotone di esecuzione. Nobile esempio di virtù militari e di consapevole sacrificio.”
A 83 anni dall’eccidio, il sacrificio dei quattordici Carabinieri continua a rappresentare una testimonianza di coraggio e fedeltà alle istituzioni. Una memoria che appartiene anche al Cilento e all’intera provincia di Salerno.
Grafie e ricostruzione storica verificate attraverso le pubblicazioni del Ministero della Difesa e dell’Arma dei Carabinieri.
