La controversa struttura, realizzata in cemento e sabbia, si ergeva per circa un metro di altezza e si estendeva per oltre 100 metri
La vicenda del tanto discusso “muro della vergogna”, eretto sulla spiaggia dell’Arco Naturale di Palinuro, torna al centro dell’attenzione. Dopo essere stato costruito e demolito in pochi mesi, il progetto è ora oggetto di un’approfondita indagine da parte della Corte dei Conti, che ha acquisito l’intera documentazione per verificare possibili irregolarità e sprechi di denaro pubblico.
La controversa struttura, realizzata in cemento e sabbia, si ergeva per circa un metro di altezza e si estendeva per oltre 100 metri, in netto allontanamento dal progetto originario. Fin dalla fine dell’estate, numerose segnalazioni da parte di cittadini e associazioni ambientaliste avevano messo in dubbio la legittimità dell’intervento. La Capitaneria di Porto di Palinuro, dopo aver ricevuto tali reclami, ha effettuato diversi sopralluoghi e richiesto l’accesso agli atti al Comune di Centola. Le verifiche hanno confermato che l’opera era stata realizzata seguendo una variante non autorizzata, priva dei permessi necessari, scatenando così un acceso dibattito pubblico.
A seguito delle polemiche, le autorità hanno deciso di bloccare i lavori e procedere alla demolizione del manufatto. La Procura della Repubblica di Vallo della Lucania aveva già aperto un fascicolo d’indagine in merito, fascicolo che, probabilmente, è stato archiviato. Tuttavia, la questione è riemersa con nuova intensità, portando la documentazione sotto l’esame attento della Corte dei Conti. L’obiettivo dell’indagine è di chiarire chi abbia sostenuto le spese per la costruzione e la successiva demolizione e se siano state commesse irregolarità amministrative nella gestione dell’intervento.
Nel frattempo, il Comune di Centola ha comunicato notizie incoraggianti per la comunità locale e per gli operatori turistici: il progetto, nonostante le controversie, sarà portato a termine entro la prossima estate, in vista della riapertura della spiaggia, chiusa da anni per lavori di messa in sicurezza. «L’iter amministrativo per la variante è stato completato e a breve verrà convocato un tavolo tecnico per riprendere i lavori», ha dichiarato un portavoce comunale.
Resta tuttavia un punto critico: il destino del materiale di scarto derivante dalla demolizione. Diverse segnalazioni hanno evidenziato la presenza di cemento e detriti abbandonati sulla spiaggia, alimentando ulteriori dubbi sulla corretta gestione ambientale dell’intervento. Le associazioni ambientaliste hanno sottolineato come l’intera vicenda evidenzi la mancanza di un piano chiaro per la tutela dell’Arco Naturale e della sua area costiera, auspicando che le autorità trovino una soluzione definitiva per preservare uno dei luoghi più suggestivi della costa cilentana.
Mentre proseguono le indagini della Corte dei Conti, l’attesa è alta: la speranza è che chiarezza e responsabilità possano ristabilire la fiducia dei cittadini e garantire il rispetto dell’ambiente e del patrimonio locale.
