A gennaio un dibattito pubblico promosso da Liberi e Forti mette al centro pianificazione urbana commercio mobilità e futuro del centro cittadino di Agropoli
Agropoli si trova davanti a un bivio che riguarda il suo cuore urbano e il futuro del commercio. Una scelta che non è più rinviabile e che tocca pianificazione, mobilità e identità della città. A sollevare il tema è Raffaele Pesce, consigliere di opposizione del movimento civico Liberi e Forti, che annuncia per il mese di gennaio un dibattito pubblico aperto alla cittadinanza sul commercio urbano e sulla crisi del centro cittadino, il cosiddetto salotto buono di Agropoli.
Negli ultimi anni, secondo l’analisi proposta da Pesce, la città ha vissuto “una trasformazione commerciale profonda, probabilmente la più rilevante degli ultimi quarant’anni”. L’arrivo di grandi insegne nazionali e multinazionali ha generato un forte effetto di richiamo che va ben oltre i confini comunali, intercettando flussi provenienti dall’intero Cilento, dalla Piana del Sele e dalle aree interne.
Questi nuovi poli, viene sottolineato, non rappresentano una distorsione del sistema urbano ma veri e propri attrattori di domanda, capaci di produrre volumi, permanenza e consumo. Il nodo politico e amministrativo, quindi, non è lo scontro ideologico tra grande distribuzione e commercio di prossimità, ma la capacità di governare questi flussi e trasformarli in valore diffuso per la città, a partire dal centro.
In questa visione, il commercio di prossimità non può più essere trattato come un comparto fragile da difendere in modo emergenziale. Deve diventare una componente strategica di una città moderna, integrata con servizi, turismo, ristorazione e qualità urbana. La sua competitività, si legge nella riflessione di Liberi e Forti, non nasce dalla contrapposizione ai grandi attrattori, ma dalla capacità di intercettarne i flussi offrendo esperienza, relazione, identità e specializzazione.
La trasformazione in atto impone anche una revisione profonda delle politiche su accessibilità e mobilità. Molte delle scelte che oggi regolano traffico e sosta nel centro urbano risalgono a oltre quarant’anni fa, quando Agropoli aveva dimensioni e funzioni completamente diverse. Oggi la città svolge il ruolo di hub commerciale naturale per un bacino territoriale ampio e fortemente stagionale, e continuare a gestire questa complessità con strumenti pensati per un’altra epoca significa, di fatto, rinunciare a governare il cambiamento.
In questo quadro, la pianificazione assume un valore decisivo. PUC e SIAD, Piano urbanistico comunale e Strumento comunale d’intervento per l’Apparato distributivo, non possono procedere su binari paralleli né produrre effetti contraddittori. Il primo definisce il modello di città nel medio-lungo periodo, il secondo deve tradurre quella visione in scelte operative sul commercio, sulle localizzazioni e sulle gerarchie urbane.
Se questi strumenti non dialogano, il rischio è duplice: da un lato una crescita commerciale guidata solo dal mercato, dall’altro un centro cittadino affidato a una tutela passiva, senza prospettive reali di rilancio. Per questo, secondo Pesce, il SIAD non può ridursi a un adempimento formale o a una serie di micro-correzioni, ma deve diventare lo strumento attraverso cui Agropoli compie scelte strutturali sul rapporto tra grandi attrattori e commercio di prossimità, integrando pianificazione commerciale, traffico e mobilità urbana.
“Agropoli non ha bisogno di farmaci placebo, di pannicelli caldi, ma di decisioni strutturali e coraggiose”, è uno dei passaggi più netti della riflessione. Le grandi aziende che hanno investito sul territorio lo hanno fatto basandosi su analisi avanzate di geomarketing, studi sui flussi, sui tempi di percorrenza e sulle abitudini di consumo. La politica locale, viene rimarcato, non può permettersi di restare indietro.
Da qui l’annuncio del dibattito pubblico previsto per gennaio, promosso dal movimento civico Liberi e Forti, con la partecipazione di esperti del settore e di una società specializzata nello studio delle dinamiche di geomarketing. Non un evento simbolico, ma un momento di confronto e costruzione, perché il commercio, viene ribadito, non è solo economia, ma struttura urbana, coesione sociale e visione di futuro.
La sfida, per Agropoli, è tutta qui: decidere se governare il cambiamento o subirlo.




