Le foto scattate a Pasquetta riaccendono il dibattito sullo spiaggiamento delle alghe, sotto accusa un metodo che interviene sull’emergenza ma non sulle cause
C’è un’immagine che, più di altre, racconta il limite di un certo modo di amministrare: ciò che viene buttato a mare, inevitabilmente, ritorna a riva. Ad Agropoli il tema della posidonia spiaggiata torna ancora una volta a occupare il centro della discussione pubblica, con un copione che ormai si ripete da anni.
Secondo quanto viene evidenziato, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi avrebbe scelto per la seconda volta di ributtare a mare la posidonia accumulata lungo il litorale, con una spesa stimata intorno ai 500mila euro. Una cifra importante, che riporta in primo piano non solo il costo dell’intervento, ma soprattutto l’efficacia reale della strategia adottata.
Il nodo, infatti, non sembra essere la volontà di intervenire, quanto piuttosto il metodo. Ad Agropoli si continua a lavorare per contingenza, rincorrendo l’emergenza del momento, senza però affrontare in maniera definitiva la radice del problema: le correnti, lo spiaggiamento ciclico della posidonia, la dinamica che ogni anno ripropone lo stesso scenario sulle spiagge cittadine. Il litorale del lungomare San Marco non erano mai state così invase dalla Posidonia come quest’anno.
È proprio qui che si concentra la critica più netta, che non viene rivolta in modo personale all’amministrazione, ma a un modus operandi che appare immutato. Si interviene per rimuovere gli effetti visibili, ma non si costruisce un percorso stabile per comprendere e fermare le cause. Eppure una strada, in passato, era stata indicata: quella dello studio, dell’analisi scientifica, della ricerca delle origini del fenomeno, come aveva intuito il compianto professore Franco Ortolani.
In questo quadro pesa anche l’assenza, secondo quanto segnalato, di un coinvolgimento strutturato delle università di riferimento, che potrebbero offrire un contributo decisivo per affrontare in modo serio e duraturo una questione che non può più essere trattata come un imprevisto stagionale.
Le immagini delle spiagge di Agropoli nuovamente invase dalle alghe, scattate nel giorno di Pasquetta e pubblicate solo ora per ragioni di opportunità e per amore del territorio, riportano così alla luce una ferita mai davvero rimarginata. Perché al di là delle polemiche, resta il dato più evidente: ancora una volta la città si ritrova a mostrare un biglietto da visita che forse avrebbe potuto evitare.
Ed è proprio questo l’aspetto più amaro. Non la presenza della posidonia in sé, ma la sensazione che si continui a girare intorno al problema senza mai decidere davvero di risolverlo. E quando un fenomeno si ripresenta identico anno dopo anno, non può più essere definito emergenza: è il segno di una questione strutturale che aspetta ancora una risposta all’altezza.


