“Ascea in Testa” chiede chiarimenti su autorizzazioni, materiali utilizzati e compatibilità paesaggistica dei lavori
La riqualificazione della pista ciclabile tra il lungomare di Ascea e la località Scogliera finisce al centro del dibattito politico. A sollevare il caso è il gruppo consiliare di opposizione “Ascea in Testa”, che denuncia presunte criticità legate all’impatto paesaggistico dell’intervento promosso dall’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Il gruppo precisa di non essere contrario né alla riqualificazione del percorso né alla mobilità sostenibile. Anzi, ricorda di aver accolto inizialmente con favore l’annuncio dei lavori, dopo aver segnalato più volte le condizioni difficili dell’area: buche, ristagni d’acqua, fondo sdrucciolevole, avvallamenti e degrado della strada attigua.
Le perplessità, però, nascono dalle immagini del cantiere. Secondo “Ascea in Testa”, l’intervento non sembrerebbe limitarsi a una semplice sistemazione del tracciato esistente, ma avrebbe assunto le caratteristiche di una infrastrutturazione più rigida, con cordoli in calcestruzzo, tappetino bituminoso scuro e materiali ritenuti poco coerenti con il contesto naturalistico.
L’area interessata, sottolinea l’opposizione, ricade in una zona di particolare pregio e tutela: rientra nel Piano del Parco, nel Piano Territoriale Paesistico del Cilento Costiero ed è sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004.
Da qui gli interrogativi posti dal gruppo consiliare: quale titolo autorizzativo è stato rilasciato, come è stato qualificato giuridicamente l’intervento, se sia stata effettuata una reale valutazione dell’impatto paesaggistico e se il progetto rispetti le norme tecniche del Piano del Parco.
“Ascea in Testa” evidenzia anche un nodo politico-istituzionale: Ente Parco e Soprintendenza, spesso molto rigidi nei confronti dei privati per opere anche meno invasive, in questo caso sembrerebbero aver adottato criteri più permissivi.
Una critica che tocca un punto sensibile: la tutela del paesaggio non può essere applicata a geometria variabile. Se un territorio viene definito di “massima tutela”, ogni intervento dovrebbe essere pensato con materiali, colori e tecniche capaci di ridurre al minimo la trasformazione dei luoghi.
La richiesta dell’opposizione è quindi chiara: fare piena luce sulla compatibilità dell’opera e verificare se esistessero soluzioni meno impattanti, come stabilizzati naturali, pavimentazioni drenanti, materiali color terra o tecniche reversibili.
Per “Ascea in Testa”, la Scogliera di Ascea merita interventi rispettosi dell’identità del paesaggio, capaci di coniugare sicurezza, fruibilità e sensibilità ambientale.


