“Ascea in Testa” critica materiali e impostazione dell’intervento, chiedendo una progettazione più armonica con ambiente, dune e identità costiera
La pista ciclabile di Ascea torna al centro del confronto politico. A riaccendere la discussione è il gruppo consiliare di opposizione “Ascea in Testa”, che interviene con una riflessione critica sull’impostazione dell’opera e sul suo rapporto con il paesaggio costiero.
Per il gruppo di minoranza, una pista ciclabile non può essere considerata soltanto un percorso funzionale alla mobilità lenta, ma deve rappresentare anche una scelta di qualità urbana, ambientale e paesaggistica.
La critica ai materiali utilizzati
Nel documento diffuso da “Ascea in Testa” viene posta l’attenzione su due diverse visioni di intervento sul territorio. Da un lato, secondo l’opposizione, vi sarebbe una soluzione caratterizzata da asfalto bituminoso nero, elementi in cemento, dissuasori in calcestruzzo granigliato e materiali riconducibili a infrastrutture stradali tradizionali.
Dall’altro lato, il gruppo propone una possibile impostazione alternativa, basata su materiali stabilizzati, drenanti e cromaticamente compatibili con il contesto naturale, insieme a siepi verdi di separazione dal tracciato carrabile, staccionate in legno e una maggiore integrazione con dune, vegetazione e paesaggio costiero.
“Non è solo una questione estetica”
Secondo “Ascea in Testa”, la questione non riguarda soltanto l’aspetto estetico dell’opera. Il tema centrale, per il gruppo consiliare, è quello dell’identità territoriale e della qualità percepita dello spazio pubblico.
“Ascea e il Cilento possiedono un patrimonio naturale unico”, sottolinea l’opposizione, evidenziando come ogni intervento pubblico dovrebbe interrogarsi non solo sulla funzione tecnica dell’opera, ma anche sulla sua capacità di rispettare e valorizzare l’ambiente circostante.
Mobilità lenta, turismo e paesaggio
La pista ciclabile, nella visione proposta dal gruppo, potrebbe diventare un elemento di connessione tra mobilità lenta, turismo, ambiente e bellezza. Non una semplice corsia, dunque, ma un’infrastruttura capace di dialogare con il territorio e di rafforzarne l’attrattività.
La riflessione avanzata dall’opposizione tocca un punto non secondario: le opere pubbliche restano per decenni e finiscono per incidere in modo permanente sull’immagine dei luoghi. Proprio per questo, secondo “Ascea in Testa”, ogni scelta progettuale dovrebbe essere valutata con attenzione, soprattutto in un contesto delicato come quello costiero cilentano.
La domanda politica sul futuro di Ascea
Il gruppo conclude ponendo una domanda destinata ad alimentare il dibattito pubblico: ciò che viene realizzato oggi renderà Ascea più riconoscibile, più bella e più attrattiva domani?
Una questione che va oltre la singola pista ciclabile e chiama in causa il modello di sviluppo del territorio, il rapporto tra infrastrutture e paesaggio e la capacità della politica locale di trasformare un’opera pubblica in un’occasione di valorizzazione identitaria.


