Dal Cargo Talk alla pedalata urbana, dai laboratori agli artigiani e agli spettacoli: la seconda edizione di Cargo Mondo ha messo in rete idee, comunità e progetti concreti per una mobilità più sostenibile nel Golfo di Policastro
Di Rosario Esposito
SAPRI – La sostenibilità diventa credibile quando smette di essere una parola da convegno e comincia a riempire le strade, le piazze, i laboratori e le conversazioni delle persone. È probabilmente questa l’immagine più autentica lasciata da Cargo Mondo: una comunità che non si limita ad ascoltare, ma partecipa, prova, domanda, pedala e si mette in gioco.
Alla sua seconda edizione, Cargo Mondo ha trasformato per due giorni Sapri in un luogo di confronto capace di unire mobilità sostenibile, cicloturismo, rigenerazione urbana, artigianato, creatività e inclusione. Temi che spesso vengono trattati separatamente e che invece, osservati insieme, mostrano una visione molto più ampia: quella di un territorio capace di ripensare il proprio modo di muoversi e, attraverso questo, anche il proprio modo di vivere e produrre economia.
Il valore di una manifestazione come Cargo Mondo non si misura soltanto dalla qualità degli interventi tecnici o dalla presenza degli operatori del settore. Si misura soprattutto nella risposta delle persone. E la risposta, in questa seconda edizione, è arrivata in maniera evidente.
Il confronto tecnico ha avuto il suo momento centrale nel Cargo Talk del 18 settembre, un dibattito che ha portato sul lungomare esperienze e proposte provenienti da territori diversi. Alla presenza del sindaco di Sapri Antonio Gentile, che ha aperto i lavori con i saluti istituzionali, professionisti, associazioni e operatori hanno ragionato non in astratto, ma su soluzioni applicabili per rendere più sostenibile la mobilità urbana e territoriale.
Carlo Scatozza, coordinatore FIAB Campania e Calabria, ha affrontato il tema della logistica urbana e dell’ultimo miglio, indicando nelle cargo bike uno strumento capace di ridurre traffico e occupazione dello spazio pubblico. L’architetto Valeria La Greca ha presentato la Ciclovia STeP – Greenway dei Cedri, un progetto che lega infrastruttura ciclabile, rigenerazione e connessione tra costa ed entroterra. Giuseppe Gallina, vicepresidente di Audax Randonneur Italia, ha portato l’esperienza delle randonnée e degli itinerari della Campania, mentre l’ingegnera Antonella Cartolano, responsabile del Settore Promozione Sviluppo Locale, Ambiente e Territorio della Comunità Montana Bussento – Lambro e Mingardo, ha illustrato il progetto Green Mobility Bussento.
Il dibattito si è completato con l’architetto Amalia Bevilacqua, presidente di APS AUSS, sul tema delle strutture bike-friendly e dell’accoglienza del cicloviaggiatore; con Luigi Belcastro, che ha raccontato l’esperienza concreta del cicloviaggio familiare; e con Domenico Graziano della Cooperativa Sociale EVA, che ha mostrato come ciclofficine e mobilità possano diventare anche strumenti di inclusione e comunità educante. A moderare il confronto Ettore Lupo, presidente FIAB Cosenza Ciclabile.
Particolarmente significativo è stato il contributo di Antonella Cartolano sul sistema intercomunale di bike sharing della Green Community Bussento – Lambro e Mingardo. Proprio il 18 settembre è partita la fase operativa con dieci ciclostazioni distribuite in altrettanti Comuni – San Mauro La Bruca, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Alfano, Celle di Bulgheria, Roccagloriosa, Caselle in Pittari, Tortorella e Torraca – collegate da un servizio digitale che consente di prelevare una bicicletta in una stazione e riconsegnarla in un’altra. Un’infrastruttura che dialoga anche con il Cammino di San Nilo e che dimostra come la mobilità sostenibile possa tradursi in servizi reali per residenti e visitatori.
È questo, probabilmente, il passaggio più importante emerso dal Cargo Talk: la sostenibilità diventa credibile quando alle idee seguono infrastrutture, servizi e sperimentazioni misurabili. Dal trasporto delle merci al cicloturismo, dalla ricettività alle aree interne, fino all’inclusione sociale, il confronto ha mostrato che il futuro della mobilità non dipende da una singola soluzione, ma dalla capacità di costruire una rete coerente tra territori, amministrazioni e comunità.
«La strada più interessante verso la sostenibilità è quella che una comunità decide di percorrere insieme.»
La grande partecipazione alla pedalata cittadina di ieri sera ne è stata la dimostrazione più immediata. Vedere tante persone attraversare insieme la città in bicicletta ha trasformato per qualche ora un principio astratto in un’esperienza concreta. Non più soltanto parlare di mobilità dolce, ma praticarla. Non più immaginare una città diversa, ma sperimentarla fisicamente, condividendo lo spazio urbano con un ritmo diverso e con una maggiore attenzione alle persone.
Una pedalata collettiva non risolve, da sola, i problemi della mobilità. Sarebbe superficiale sostenerlo. Ma produce qualcosa che precede ogni vera trasformazione: consapevolezza. Fa percepire le distanze in maniera diversa, mostra quali percorsi sono possibili, evidenzia le criticità e soprattutto crea familiarità con un altro modo di utilizzare lo spazio pubblico. Quando bambini, famiglie, giovani e adulti partecipano insieme, la mobilità sostenibile cessa di appartenere soltanto agli specialisti e diventa un tema della comunità.
Lo stesso è accaduto con i laboratori creativi allestiti all’interno della manifestazione. L’interesse del pubblico, la curiosità e la partecipazione alle attività hanno mostrato che Cargo Mondo è riuscito a intercettare un bisogno che va oltre il semplice intrattenimento: il bisogno di fare esperienza, di apprendere attraverso il contatto diretto, di comprendere materiali, tecniche, idee e possibilità nuove.
Ed è proprio qui che ambiente e creatività trovano un terreno comune. La transizione ecologica non può essere raccontata soltanto attraverso divieti, numeri o obblighi. Deve diventare desiderabile. Deve essere capace di coinvolgere. Un laboratorio creativo, un oggetto realizzato con materiali sostenibili, un’attività manuale o una dimostrazione possono avere, sul piano culturale, un impatto molto più profondo di molte campagne di comunicazione.
A rendere ancora più riconoscibile l’identità della manifestazione è stata, come già nella prima edizione, la presenza degli artigiani del Golfo di Policastro. Le loro lavorazioni, i materiali, le tecniche e i manufatti hanno portato dentro Cargo Mondo un racconto concreto del territorio: non una semplice esposizione, ma il valore del saper fare locale, della manualità e di una creatività che può diventare anche economia di prossimità e attrattività turistica.
In questo percorso si è inserito anche Nicola D’Imperio con il progetto Kalura e le sue installazioni artistiche, capaci di legare ricerca, memoria e identità meridionale. Nella serata finale, “CargoMondo Saturday Night”, questo linguaggio è diventato spettacolo con “Munnu Era – Kalura Meridionalismo”, rappresentato insieme a Roberta Candreva: un momento che ha riportato al centro tradizione, appartenenza e cultura popolare, reinterpretandole con una sensibilità contemporanea.
A chiudere la seconda edizione sono state poi le esibizioni teatrali di Sabrina Bevilacqua, anch’esse costruite intorno al tema della mobilità sostenibile e pensate per tradurre in linguaggio scenico i messaggi ambientali e sociali che hanno attraversato l’intera manifestazione. Non un semplice momento di intrattenimento, dunque, ma un ulteriore strumento di sensibilizzazione capace di parlare al pubblico attraverso il teatro. A completare la serata è arrivata l’esibizione canora di Federico Cipro. Teatro e musica hanno così chiuso una manifestazione che ha saputo unire mobilità sostenibile, artigianato, arte, spettacolo e partecipazione, rafforzando una fisionomia sempre più riconoscibile per Cargo Mondo.
Cargo Mondo ha inoltre rimesso al centro una questione strategica per il Golfo di Policastro e per le aree interne: la mobilità come infrastruttura economica. Ciclovie, percorsi a basso traffico, servizi bike-friendly, intermodalità con la ferrovia, trasporto pubblico e turismo lento non sono temi separati dallo sviluppo. Sono una parte dello sviluppo.
Un territorio che riesce a collegare costa ed entroterra, che rende più semplice muoversi senza automobile, che offre servizi a chi viaggia in bicicletta e che costruisce esperienze intorno al paesaggio può allungare la stagione turistica e distribuire i flussi anche nei piccoli centri. Può creare nuove opportunità per strutture ricettive, ristorazione, commercio, artigianato e servizi.
«La sostenibilità funziona quando diventa accessibile, utile e conveniente nella vita quotidiana.»
Naturalmente serve realismo. Il nostro territorio non può immaginare una mobilità senza automobili dall’oggi al domani, né può copiare modelli nati in città completamente diverse. La sfida è un’altra: costruire alternative credibili. Significa collegare meglio ferrovia, autobus, percorsi ciclabili e servizi locali. Significa mettere in sicurezza gli itinerari. Significa progettare pensando non soltanto ai residenti, ma anche agli studenti, ai lavoratori, ai turisti e alle persone con esigenze differenti.
Da questo punto di vista, il Cargo Talk ha avuto un merito importante: ha mostrato che la mobilità non è una questione confinata ai trasporti. Incrocia urbanistica, turismo, welfare, ambiente, commercio, educazione e qualità della vita. Una città congestionata, difficile da attraversare a piedi o in bicicletta, non è soltanto meno sostenibile: è meno competitiva e meno accogliente.
Ma il segnale più interessante arrivato in questi giorni resta quello del pubblico. Le persone hanno dimostrato di essere disponibili a partecipare quando vengono coinvolte con linguaggi concreti. La pedalata cittadina e i laboratori creativi hanno rappresentato due facce della stessa idea: da una parte il movimento condiviso, dall’altra la partecipazione attiva e manuale. In entrambi i casi, il cittadino non è stato spettatore ma protagonista.
È questa la direzione da valorizzare anche in futuro. Gli eventi possono produrre un effetto reale sul territorio soltanto quando lasciano qualcosa dopo la chiusura degli stand: relazioni, consapevolezza, nuove abitudini, progetti, collaborazioni e soprattutto domande. Che città vogliamo? Come vogliamo muoverci? Come possiamo collegare meglio i nostri paesi? Quale turismo vogliamo costruire nei prossimi dieci anni?
Sono domande che riguardano amministrazioni, associazioni, imprese e cittadini. Nessuno dei soggetti può rispondere da solo. Per questo iniziative come Cargo Mondo acquistano valore quando riescono a trasformarsi in un luogo di incontro tra competenze tecniche e vita quotidiana.
Sapri, per posizione geografica e per vocazione, può diventare un laboratorio naturale di questa trasformazione. È una porta tra Campania, Basilicata e Calabria, ha la ferrovia, il mare, un entroterra straordinario e una scala urbana che consente di sperimentare soluzioni senza affrontare la complessità di una grande città. Ma le potenzialità, da sole, non bastano. Servono continuità, programmazione e la capacità di mettere in rete ciò che già esiste.
La grande partecipazione di questi giorni indica che esiste un pubblico pronto ad accompagnare questo percorso. Ed è forse questo il risultato più importante: non l’idea che tutto sia già risolto, ma la consapevolezza che il cambiamento può essere costruito insieme.
Questa seconda edizione di Cargo Mondo ha portato biciclette, idee, laboratori, artigiani, artisti e persone nello stesso spazio. La sfida, da oggi, è fare in modo che quell’energia non rimanga legata a un fine settimana, ma diventi parte di una strategia territoriale stabile.
Perché una città cambia davvero quando i suoi abitanti cominciano non soltanto a immaginarla diversa, ma a viverla diversamente.

Rosario Esposito




