“Locali inadeguati, infiltrazioni, mancanza d’acqua e barriere architettoniche: così non si può lavorare. Dopo anni di segnalazioni ignorate, impossibile garantire il servizio in sicurezza”
Topi, muffe, infiltrazioni e persino l’assenza di acqua corrente. È questo lo scenario denunciato dal dottor Francesco Maiore, medico di continuità assistenziale a Capaccio Paestum, che attraverso un post sui social ha deciso di rompere il silenzio e denunciare pubblicamente lo stato in cui versa la sede della Guardia Medica di Capaccio Capoluogo.
“Con grande tristezza scrivo questo post per i cittadini di Capaccio Paestum – afferma il medico – perché abbiano coscienza delle condizioni in cui siamo costretti da troppo tempo a lavorare. Negli ultimi mesi abbiamo segnalato l’assoluta inadeguatezza dei locali, afflitti da problemi strutturali gravissimi: mancanza di agibilità per i disabili, infiltrazioni con muffe, e addirittura l’assenza di erogazione idrica che ci ha costretto ad arrangiarci con taniche”.
Un quadro che, nonostante le segnalazioni alle autorità sanitarie, amministrative e persino di polizia, non ha trovato risposte concrete: solo qualche intervento superficiale, definito dal medico come “operazioni di maquillage”.
La denuncia si intreccia con un contesto ancora più ampio: dopo la chiusura notturna del Psaut, la Guardia Medica ha spesso dovuto sostituirsi alle funzioni di pronto soccorso, andando oltre le proprie mansioni originarie. “Il problema non è solo grave, è feroce – scrive Maiore – e la volontà di investire sull’essenziale per questo territorio sembra non interessare a nessuno”.
Il dottore, a fronte dell’assenza dei requisiti igienico-sanitari minimi, ha inoltre comunicato ufficialmente la decisione di non effettuare il turno previsto, ritenendosi sollevato da qualsiasi responsabilità: “Dopo aver garantito il servizio persino senza acqua, adesso sentiamo il dovere di mettere un freno a questa deriva”.
Un atto forte, accompagnato da un sentimento di “comprensibile frustrazione”, che accende i riflettori su una situazione ormai al limite, mettendo in discussione la sicurezza stessa del servizio sanitario per cittadini e operatori.


