Rinviati a giudizio i sanitari del Ruggi di Salerno per omicidio colposo. La prima udienza il 26 marzo davanti al Tribunale
Capaccio Paestum – Una garza dimenticata nel corpo del paziente durante un delicato intervento di cardiochirurgia: è questo l’elemento chiave che ha portato al rinvio a giudizio di quattro medici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno per la morte dell’imprenditore capaccese Umberto Maddolo, deceduto il 20 dicembre 2021 dopo un intervento al cuore.
La decisione è stata assunta dal gup Valeria Campanile del Tribunale di Salerno, che ha disposto il processo nei confronti di Enrico Coscioni, all’epoca direttore del Dipartimento di Cardiochirurgia, e dei sanitari Gerardo Del Negro, Francesco Pirozzi e Pietro Toigo, tutti componenti dell’équipe chirurgica.
Secondo l’accusa, Maddolo fu sottoposto a un intervento di sostituzione valvolare aortica con bioprotesi e rivascolarizzazione coronarica. Nel corso dell’operazione, l’équipe avrebbe dimenticato un lembo di garza nel ventricolo sinistro, che, con la ripresa dell’attività cardiaca, sarebbe migrato fino alla biforcazione aorto-iliaca, dove venne poi rinvenuto in sede autoptica, dopo la riesumazione del cadavere.
Per tutti i medici l’ipotesi di reato è omicidio colposo in concorso. A carico del primario Coscioni è contestato anche il reato di falso aggravato, per aver omesso nel referto operatorio le risultanze dell’evento avverso.
Sono state invece archiviate le posizioni dei medici Aniello Puca, Giuseppina Fezza e Biagio Farina.
Le contestazioni della Procura
La Procura individua quattro distinti profili di responsabilità:
Fase pre-operatoria, per la mancata convocazione dell’“Heart Team”, in violazione delle linee guida, che avrebbe potuto orientare verso una procedura meno invasiva.
Scelte chirurgiche adottate in sala operatoria.
Abbandono della garza all’interno del cuore del paziente.
Gestione dell’evento avverso, ritenuta inefficace e gravemente negligente.
Secondo gli inquirenti, non sarebbero stati effettuati gli accertamenti immediati e necessari per individuare il corpo estraneo, sostituiti invece da esami ritenuti inefficaci e stressanti. Maddolo fu trasferito in Rianimazione senza la rimozione della garza, dove poi avvenne il decesso.
Ulteriori profili di colpa vengono contestati anche nella fase post-operatoria, per non aver adeguatamente informato i sanitari della Terapia Intensiva dell’accaduto, impedendo di fatto una corretta valutazione clinica e qualsiasi intervento salvifico.
Parte civile e processo
Si sono costituiti parte civile i familiari della vittima: i quattro figli, assistiti dall’avvocato Vincenzo Sangiovanni, e la moglie, rappresentata dall’avvocato Marco Nigro.
La prima udienza dibattimentale è fissata per il 26 marzo davanti al giudice monocratico Raffaella Caccavale del Tribunale di Salerno.

