Una città cresciuta, un comprensorio sempre più vasto e una sanità ancora sospesa: ora servono scelte forti e politici all’altezza
C’è una distanza sempre più evidente tra il peso reale di Agropoli e la capacità politica di trasformare quel peso in risultati concreti. La questione dell’ospedale ne è oggi l’esempio più chiaro.
Da anni cittadini, associazioni, operatori sanitari e comitati chiedono il ritorno di un presidio ospedaliero vero, operativo, in grado di garantire sicurezza sanitaria a un territorio ampio e in continua crescita. Ma davanti a una battaglia che avrebbe richiesto forza istituzionale, pressione politica e iniziative incisive, l’amministrazione comunale sembra procedere con passo incerto.
Agropoli non è più la cittadina di trent’anni fa. Oggi supera stabilmente i 30mila abitanti nel periodo invernale ed è il baricentro naturale di un comprensorio che, considerando Capaccio Paestum, Castellabate e la fascia cilentana settentrionale, supera abbondantemente i 70mila residenti. Numeri che nei mesi estivi aumentano in maniera esponenziale, trasformando l’area in una grande realtà costiera diffusa.
Eppure il tema ospedale continua a essere affrontato con un metodo timido, burocratico, fatto di riunioni, annunci, incontri interlocutori e promesse. Manca un atto di forza istituzionale. Manca una mobilitazione permanente. Manca una linea politica capace di imporre davvero Agropoli ai tavoli regionali.
Nel frattempo la popolazione resta senza un pronto soccorso pienamente operativo e senza quei reparti minimi indispensabili per garantire una vera emergenza-urgenza. Una condizione che pesa su residenti, turisti, operatori economici e sull’intero sistema territoriale.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: possibile che una città con questo peso demografico, commerciale e turistico continui a subire decisioni prese altrove senza alzare davvero la voce?
Il sindaco appare troppo spesso come spettatore degli eventi, più che come protagonista di una battaglia politica. Segue l’evoluzione della vicenda, ma non dà l’impressione di voler imprimere una svolta, di voler rompere gli equilibri, di voler portare la questione su un piano di confronto più duro e risolutivo.
Oggi non basta più l’ennesimo comunicato rassicurante. Serve pretendere la riapertura di un pronto soccorso reale e l’attivazione di almeno due reparti fondamentali a supporto. Serve restituire dignità sanitaria a un comprensorio che non può continuare a dipendere da strutture lontane e già congestionate.
Quando un territorio supera certe dimensioni, la sanità non può essere trattata come una concessione. Diventa un diritto strategico.
Agropoli e il Cilento settentrionale hanno bisogno di una rappresentanza più forte, più coraggiosa, meno attendista. Perché, come recita un vecchio detto locale: “Chi vole va, chi non vole manna”.




