Il suino era finito al centro di un provvedimento dell’Asl per mancanza di registrazione, i giudici annullano l’ordine: «L’abbattimento è l’ultima soluzione»
A volte anche un maialino può vincere la sua battaglia contro la burocrazia. Succede a Castellabate, dove un suino allevato per autoconsumo familiare è stato salvato da un ordine di abbattimento grazie all’intervento del Tar Campania.
La vicenda risale a gennaio 2026, quando durante un controllo gli ispettori dell’Asl Salerno hanno accertato che l’animale non risultava correttamente registrato e identificato secondo le norme vigenti. Una violazione formale che aveva portato all’emissione di un provvedimento di abbattimento.
Nel frattempo, però, il proprietario aveva provveduto immediatamente alla registrazione del suino con un codice provvisorio e l’animale era stato sottoposto a una serie di controlli sanitari. Gli esami avevano escluso la presenza di malattie come peste suina africana, peste suina classica e malattia di Aujeszky.
Nonostante il quadro sanitario rassicurante, l’ordine di abbattimento era rimasto in vigore. Da qui il ricorso al Tar Campania, che ha dato ragione al proprietario.
I giudici amministrativi hanno stabilito che la soppressione di un animale rappresenta una misura estrema e può essere adottata solo in presenza di rischi concreti per la salute pubblica o per il patrimonio zootecnico. Nel caso esaminato, invece, tutti gli accertamenti avevano confermato che il suino era sano e non costituiva alcun pericolo.
Nella sentenza si evidenzia come l’abbattimento non possa trasformarsi in una sorta di sanzione per il mancato rispetto di adempimenti burocratici. Secondo il Tar, l’amministrazione deve sempre valutare la proporzionalità delle proprie decisioni, scegliendo soluzioni adeguate rispetto agli obiettivi da raggiungere.
I giudici hanno inoltre richiamato i principi introdotti dalla modifica dell’articolo 9 della Costituzione, che riconosce una maggiore tutela degli animali in quanto esseri senzienti.
Per il protagonista di questa insolita vicenda il finale è decisamente positivo: niente “pena capitale” e nessun rischio di abbattimento. Il maialino di Castellabate potrà così continuare serenamente la sua vita nella stalla di famiglia, diventando, suo malgrado, uno dei protagonisti più curiosi delle cronache amministrative degli ultimi mesi.


