La testimonianza di Vito, operatore del 118 con 28 anni di esperienza nel soccorso sanitario, che racconta l’umanità e la professionalità incontrate nel reparto di Chirurgia Generale e d’Urgenza dell’ospedale Santa Maria dell’Olmo
La testimonianza di Vito, operatore del 118 con 28 anni di esperienza nel soccorso sanitario, che racconta l’umanità e la professionalità incontrate nel reparto di Chirurgia Generale e d’Urgenza dell’ospedale Santa Maria dell’Olmo
Arriva in redazione la testimonianza di Vito, operatore del Servizio 118 con 28 anni di esperienza nel soccorso sanitario. Una storia che sceglie di raccontare non per denunciare un disservizio o segnalare una criticità, ma per accendere i riflettori su un esempio di buona sanità vissuto in prima persona.
Siamo abituati a leggere e ascoltare storie di mala sanità. Errori, disservizi, lunghe attese e criticità che finiscono inevitabilmente per alimentare sfiducia verso un sistema che ogni giorno è chiamato a operare in condizioni spesso complesse.
Proprio per questo, quando si incontra la buona sanità, quella autentica, credo sia doveroso raccontarla.
Qualche sera fa, dopo aver terminato il mio turno come operatore del 118 e aver fatto rientro a casa, ho ricevuto una telefonata dalla moglie di una persona a me fraternamente cara. Mi informava che il marito era caduto e si trovava presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Battipaglia.
Sin dai primi momenti il paziente ha ricevuto tutte le cure e l’assistenza necessarie. Tuttavia, per la tipologia di ricovero richiesta, non vi era disponibilità di un posto letto nella struttura e si è reso necessario individuare una sistemazione presso un altro ospedale.
Grazie al lavoro della Centrale Operativa 118, che ogni giorno svolge un compito delicato con grande professionalità, è stato rapidamente individuato un posto presso il reparto di Chirurgia Generale e d’Urgenza dell’Ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni. In breve tempo sono state attivate tutte le procedure necessarie per il trasferimento.
Non nascondo che, in quel momento, familiari e amici eravamo preoccupati. Da una parte per le condizioni del nostro caro, dall’altra perché il trasferimento significava allontanarsi da casa e raggiungere una struttura che, nell’immaginario comune, viene talvolta considerata secondaria rispetto ad altre realtà ospedaliere del territorio.
Mai convinzione fu più sbagliata.
Arrivammo in reparto intorno all’una di notte. Da quel momento abbiamo trovato qualcosa che, personalmente, in quasi ventotto anni di attività nel soccorso sanitario, raramente mi era capitato di vedere e mai con una simile intensità.
Abbiamo trovato medici, infermieri e operatori sanitari capaci di unire competenza professionale e straordinaria umanità.
Abbiamo trovato persone che non si limitavano a svolgere il proprio lavoro, ma che si prendevano realmente cura del paziente e dei suoi familiari.
Abbiamo trovato ascolto, disponibilità, gentilezza, attenzione e una presenza costante che andava ben oltre il semplice atto sanitario.
In un tempo in cui si parla spesso di numeri, statistiche, carenze e problemi organizzativi, credo sia importante ricordare che la sanità è fatta innanzitutto di persone. E quando si incontrano professionisti che mettono al centro il malato, la sua dignità e il suo bisogno di sentirsi accolto, il risultato lascia un segno profondo.
Per questo sento il dovere morale, prima ancora che professionale, di rivolgere un sincero ringraziamento a tutto il personale della Chirurgia Generale e d’Urgenza dell’Ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni, diretto dal dottor Andrea Loffredo.
Non vuole essere soltanto un ringraziamento personale.
Vuole essere la testimonianza di chi da quasi ventotto anni vive il sistema sanitario dall’interno, ne conosce le difficoltà, i sacrifici e le criticità, ma sa riconoscere anche le eccellenze quando le incontra.
Troppo spesso si parla soltanto di ciò che non funziona. È giusto denunciare gli errori e pretendere servizi sempre migliori, ma è altrettanto giusto raccontare le esperienze positive, quelle che restituiscono fiducia ai cittadini e rendono merito a chi ogni giorno indossa una divisa o un camice con autentico spirito di servizio.
Quella notte, a Cava de’ Tirreni, ho incontrato una sanità che funziona.
Una sanità fatta di competenza, dedizione, professionalità e, soprattutto, di umanità.


