Avviato l’intervento alla foce del Testene, ma il mezzo impiegato sul cantiere riaccende il dibattito sulle prescrizioni contenute nell’autorizzazione comunale
Sono iniziati questa mattina i lavori di manutenzione e regolarizzazione della foce del fiume Testene ad Agropoli, autorizzati dal responsabile dell’Area Porto e Demanio Marittimo dopo la delibera di indirizzo della Giunta comunale che aveva qualificato l’intervento come urgente per la riduzione delle criticità idrauliche e ambientali.
L’avvio del cantiere, tuttavia, ha immediatamente acceso il confronto sulle modalità operative adottate. Sul posto è infatti entrato in funzione un escavatore di circa 100 quintali, una presenza che appare in contrasto con quanto espressamente riportato nell’autorizzazione rilasciata dal Comune.
Le prescrizioni contenute nell’autorizzazione
Il provvedimento autorizzativo non si limita infatti a concedere il nulla osta ai lavori, ma detta una serie di prescrizioni molto precise finalizzate a limitare l’impatto dell’intervento sulla foce del Testene.
Tra le condizioni imposte figurano:
- la movimentazione e ricollocazione del materiale lapideo e sedimentario già presente nell’alveo, senza alcuna rimozione o prelievo del materiale stesso;
- il divieto assoluto di danneggiare il patrimonio floristico e faunistico presente nell’area;
- l’obbligo di rimuovere e conferire in discarica autorizzata eventuali rifiuti rinvenuti durante le operazioni;
- l’esecuzione dei lavori esclusivamente mediante mezzi meccanici di piccole dimensioni, senza alterare l’attuale assetto idraulico del corso d’acqua e senza arrecare danni alle opere idrauliche esistenti;
- l’obbligo di comunicare preventivamente agli enti competenti l’inizio delle attività, con una durata massima dei lavori fissata in dieci giorni consecutivi;
- la precisazione che l’autorizzazione è rilasciata esclusivamente ai fini demaniali marittimi, restando a carico del soggetto autorizzato l’acquisizione di eventuali ulteriori nulla osta, pareri o permessi necessari.
Il nodo dell’escavatore
Proprio la prescrizione relativa all’impiego di mezzi meccanici di piccole dimensioni rappresenta oggi il punto più delicato. La presenza sul cantiere di un escavatore da circa 100 quintali ha infatti sorpreso chi aveva seguito l’iter autorizzativo, alimentando dubbi sulla piena corrispondenza tra quanto previsto nel provvedimento e quanto effettivamente realizzato.
L’autorizzazione individua infatti l’utilizzo di mezzi di ridotte dimensioni come una condizione necessaria per evitare alterazioni dell’assetto idraulico e per contenere l’impatto ambientale in un’area particolarmente sensibile come la foce del Testene.
Gli interrogativi
Resta ora da comprendere se l’impiego del mezzo pesante sia stato oggetto di una successiva autorizzazione o di una diversa valutazione tecnica rispetto a quanto riportato nel provvedimento originario, oppure se si tratti di una scelta operativa adottata in fase esecutiva.
Un chiarimento che appare necessario, soprattutto alla luce delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione comunale, particolarmente dettagliate proprio sulle modalità di esecuzione dell’intervento.




