La Procura di Vallo della Lucania chiede l’archiviazione: “Solo Vincenzo Carnicelli e Annalisa Rizzo coinvolti nei fatti. Nessun elemento riconduce a terze persone”
È stata formalmente richiesta l’archiviazione del procedimento relativo alla tragica vicenda dell’omicidio-suicidio avvenuto il 22 gennaio 2024 in via Donizetti ad Agropoli. La decisione del Sostituto Procuratore di Vallo della Lucania arriva al termine di mesi di indagini e accertamenti tecnici, che non hanno fatto emergere elementi a sostegno del coinvolgimento di soggetti terzi nella morte dei coniugi Vincenzo Carnicelli e Annalisa Rizzo.
Secondo quanto riportato nella richiesta di archiviazione inoltrata al Giudice per le Indagini Preliminari, i Carabinieri della Sezione Radiomobile di Agropoli, intervenuti su segnalazione, trovarono i due corpi riversi a terra in una pozza di sangue all’interno della camera da letto dell’abitazione di via Donizetti n. 16. Sul posto intervennero immediatamente anche il medico legale e il personale del SIS del Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno per il sopralluogo e la raccolta delle tracce biologiche ed ematiche.
Dall’autopsia effettuata sui corpi è emerso che Annalisa Rizzo è stata colpita con un coltello da cucina, mentre Vincenzo Carnicelli ha riportato una ferita mortale al collo provocata da un cutter. Il medico legale ha precisato che l’uomo non morì sul colpo, ma sopravvisse per circa un’ora. Le ferite di Carnicelli, pur potendo essere frutto di una colluttazione, sono risultate verosimilmente auto-inferte. Un dettaglio importante è dato dalla posizione dei corpi: quello di Carnicelli era adagiato su quello della moglie, il che rafforza l’ipotesi che l’uomo si sia lasciato morire dopo aver compiuto il gesto estremo.
Le impronte digitali e plantari rinvenute in varie zone dell’abitazione, inclusa la cucina, risultano tutte appartenere a Vincenzo Carnicelli, segno che si è spostato da una stanza all’altra dopo l’aggressione. Anche le tracce ematiche presenti sulle armi trovate vicino ai corpi – un coltello e un cutter – confermano che furono utilizzate da e su entrambi i coniugi: il coltello con prevalenza di sangue riconducibile ad Annalisa Rizzo, il cutter con quello di Vincenzo Carnicelli.
Determinante, nel corso delle indagini, è stata anche la testimonianza della figlia minore, Alessandra, che al momento dei fatti si trovava in casa ma stava dormendo in un’altra stanza e non ha assistito all’accaduto. La successiva acquisizione delle immagini della videosorveglianza della pescheria “Lembo”, situata in via Moio, ha confermato che nella serata precedente l’accaduto, padre e figlia erano rientrati insieme a casa, senza che si notasse la presenza di terzi. Anche l’analisi dei tabulati telefonici ha escluso qualsiasi comunicazione sospetta con persone estranee al nucleo familiare.
La Procura, pur riconoscendo che alcuni dettagli della dinamica non siano completamente chiariti – in particolare le modalità precise della morte di Carnicelli – ritiene che le prove raccolte bastino per escludere il coinvolgimento di altri. Da qui la richiesta di archiviazione: “Dalle tracce rinvenute – si legge nel documento – solo Vincenzo Carnicelli e Annalisa Rizzo sono stati coinvolti attivamente nelle azioni che portarono al decesso di entrambi, senza l’intromissione di terze persone”.


