Revocata la delega su politiche giovanili, innovazione e associazionismo per “venir meno del vincolo fiduciario”. La dura replica del consigliere: “Punito per aver rivendicato autonomia”
È scontro politico a Castelnuovo Cilento dopo il decreto con cui il sindaco Gianluca D’Aiuto ha revocato la delega consiliare ad Antonio Giglio. Il provvedimento, firmato il 27 gennaio 2026, annulla parzialmente il Decreto Sindacale n. 4904 dell’8 luglio 2024, con il quale al consigliere comunale erano state attribuite le deleghe a Politiche giovanili, Innovazione tecnologica e Associazionismo.
Nel decreto il primo cittadino richiama la facoltà, prevista dalla normativa e dallo Statuto comunale, di riesaminare e revocare in qualsiasi momento le deleghe conferite ai consiglieri. Alla base della decisione, secondo quanto si legge nell’atto, il “venir meno del vincolo fiduciario”, determinato da un post pubblicato dal consigliere Giglio sul proprio profilo Facebook, nel quale avrebbe rivendicato una propria “autonomia decisionale” e svolto attività ritenute “esorbitanti la delega conferita”, senza informare preventivamente il sindaco.
Il decreto dispone inoltre la comunicazione formale all’interessato e la pubblicazione dell’atto sul sito istituzionale del Comune.
Durissima la replica del consigliere Antonio Giglio, che affida la propria difesa a una nota pubblica. “Ho appena ricevuto il decreto del Sindaco con cui mi vengono revocate le deleghe – scrive –. La motivazione parla di un presunto venir meno del ‘vincolo fiduciario’, collegato a un post in cui parlavo della mia partecipazione all’Open Day dell’Istituto Alberghiero”.
Giglio racconta anche di aver ricevuto in precedenza un messaggio dal sindaco, nel quale gli sarebbe stato contestato di non aver chiesto il permesso per partecipare all’iniziativa pubblica. “Sono giovane e mi sono avvicinato alla politica con entusiasmo – afferma – con la convinzione che l’impegno si misuri dalla presenza e dal contributo reale alla comunità, non dalla capacità di compiacere chi detiene il potere”.
Il consigliere rivendica con forza il principio di autonomia del ruolo istituzionale: “L’autonomia di un consigliere non è un privilegio, ma la condizione stessa per rappresentare i cittadini. Senza autonomia non c’è responsabilità, non c’è libertà, non c’è politica”. E aggiunge, con toni ironici: “Mi si contesta di aver svolto attività fuori delega, come se per tutto il resto servisse un permesso speciale. Faccio mea culpa: partecipo alle processioni, vado allo stadio e ogni tanto faccio anche la spesa”.
Secondo Giglio, la vicenda non avrebbe nulla a che fare con competenze o errori amministrativi, ma con una logica di controllo politico: “È evidente la volontà di sostituire chi prova a lavorare con indipendenza con qualcuno, non eletto, forse più affine all’idea di politica del Sindaco”.
Nonostante la revoca della delega, il consigliere annuncia che continuerà a svolgere il proprio mandato: “Andrò avanti con serietà, autonomia e presenza sul territorio, nel rispetto delle istituzioni e dei cittadini. Non chiederò il permesso per fare il mio lavoro”.
La vicenda apre ora un fronte politico interno alla maggioranza e riaccende il dibattito sul ruolo dei consiglieri comunali e sui limiti del rapporto fiduciario con il sindaco.
