La Corte d’Assise di Salerno chiamata a decidere sul destino di Marco Aiello, tra richiesta di ergastolo e ipotesi di infermità mentale
Si gioca su un equilibrio sottilissimo il destino giudiziario di Marco Aiello, imputato per il femminicidio della moglie Maria Rosaria Troisi, uccisa nell’autunno del 2023 nella loro abitazione di Battipaglia. La Corte d’Assise di Salerno è chiamata a stabilire se l’uomo fosse in preda a un delirio incontrollabile o se, invece, abbia agito con piena lucidità.
Due visioni diametralmente opposte si scontrano in aula. Da un lato le parti civili, che rappresentano i figli e i fratelli della vittima, parlano di un gesto lucido e pianificato, chiedendo la condanna all’ergastolo e il riconoscimento della totale capacità di intendere e di volere. Dall’altro, la difesa insiste sull’incapacità totale, descrivendo Aiello come una persona completamente smarrita al momento del delitto, chiedendo per questo l’assoluzione.
Nel mezzo si colloca la posizione della Procura, che ha avanzato una richiesta di condanna a 24 anni di reclusione, ipotizzando una parziale incapacità mentale. Una linea intermedia che riflette la complessità del caso e che lascia aperta ogni possibilità in vista del verdetto atteso per il mese di giugno.
Il processo si è così trasformato in una battaglia tra perizie psichiatriche, testimonianze e ricostruzioni, tutte tese a chiarire un punto centrale: Marco Aiello era consapevole delle sue azioni o era completamente dominato da una condizione mentale alterata?
La storia: cosa accadde a Battipaglia
Il delitto che ha sconvolto la comunità risale all’autunno del 2023. Maria Rosaria Troisi, giovane donna in attesa di un figlio, fu uccisa tra le mura domestiche, in un contesto familiare che all’esterno appariva normale. L’aggressione avvenne nel silenzio dell’abitazione, senza possibilità di fuga per la vittima.
La tragedia assunse fin da subito contorni ancora più drammatici per la condizione della donna, incinta al momento dell’omicidio. Un elemento che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e che pesa anche nel procedimento giudiziario.
Dopo il delitto, le indagini si concentrarono immediatamente su Marco Aiello, ricostruendo dinamiche e rapporti all’interno della coppia. Da allora, il caso è diventato uno dei più discussi del territorio, simbolo di una violenza che si consuma spesso tra le mura domestiche e che lascia ferite profonde nelle famiglie coinvolte.
Ora, a distanza di mesi, tutto è affidato alla decisione della Corte: stabilire se si sia trattato di un omicidio commesso con piena coscienza o di un gesto maturato in una condizione di totale alterazione mentale. Una sentenza che non restituirà la vita a Maria Rosaria Troisi, ma che rappresenterà un passaggio cruciale nella ricerca di giustizia.


