Uno studio scientifico internazionale chiarisce l’identità dei resti umani rinvenuti nella grotta di Marina di Camerota: un dente è neanderthaliano, l’astragalo è dell’Età del Bronzo
La Grotta del Poggio, nel territorio di Marina di Camerota, si conferma uno dei siti chiave per la ricostruzione della presenza umana nel Mezzogiorno preistorico. Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Biological Anthropology ha infatti rivisto in modo definitivo la classificazione e la datazione dei resti umani rinvenuti nel sito cilentano, chiarendo un dibattito aperto da decenni.
Gli studiosi hanno analizzato due reperti rinvenuti negli anni Sessanta: un dente molare umano e un astragalo (osso della caviglia). Attraverso tecniche avanzate di morfometria geometrica 2D e 3D e datazioni al radiocarbonio (AMS), la ricerca ha stabilito che i due reperti appartengono a individui di epoche e specie differenti.
Il molare, rinvenuto in un livello attribuito al MIS 6 (circa 200–130 mila anni fa), presenta caratteristiche morfologiche inequivocabili dei Neanderthal: radici robuste, taurodontismo marcato e una conformazione della corona dentale tipica di questa popolazione. L’analisi statistica assegna il reperto ai Neanderthal con una probabilità superiore al 94%, confermandolo come uno dei più antichi resti neanderthaliani noti in Italia.



Diversa la storia dell’astragalo, inizialmente ritenuto anch’esso preistorico. La nuova datazione al radiocarbonio colloca l’osso tra il 1600 e il 1500 a.C., ovvero nella Media Età del Bronzo. Le analisi morfologiche indicano che appartiene a un Homo sapiens anatomicamente moderno, probabilmente legato all’uso funerario della grotta in epoca protostorica.
Lo studio chiarisce così perché un osso moderno fosse stato trovato all’interno di un deposito musteriano: si tratta di una intrusione successiva, legata alle frequentazioni della grotta in età dei metalli.
La ricerca rivaluta il valore scientifico della Grotta del Poggio, rafforzandone il ruolo centrale nello studio del Paleolitico medio dell’Italia meridionale e confermando la presenza stabile dei Neanderthal nel Cilento molto prima dell’arrivo di Homo sapiens.

